Nel panorama delle moderne strategie di prevenzione del rischio fiscale, il Tax Control Framework (TCF) si afferma come uno strumento essenziale non solo per garantire la correttezza degli adempimenti tributari, ma anche per difendere l’impresa da responsabilità in caso di operazioni con fornitori fittizi, le cosiddette “cartiere”.
Cosa sono le cartiere e perché rappresentano un rischio
Le cartiere sono società formalmente esistenti ma prive di reale operatività, utilizzate in schemi di frode per emettere fatture relative a operazioni inesistenti, al fine di generare vantaggi indebiti in termini di IVA o deducibilità dei costi.
Va però chiarito che non tutte le operazioni contestate dall’Agenzia delle Entrate sono oggettivamente inesistenti: sempre più frequentemente si parla di operazioni soggettivamente inesistenti, in cui l’attività economica è effettiva, ma i soggetti coinvolti non sono quelli risultanti dalla documentazione fiscale. In questi casi, il rischio per l’impresa utilizzatrice delle fatture è duplice: accertamento fiscale e potenziale responsabilità penale, anche se l’attività è stata realmente svolta.
Il ruolo della giurisprudenza: l’ordinanza 2800/2025 della Cassazione
L’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 2800 del 5 febbraio 2025 conferma un principio consolidato nella giurisprudenza tributaria:
“L’Amministrazione finanziaria, per disconoscere la detrazione dell’IVA o la deducibilità dei costi, deve provare che il contribuente fosse consapevole – o avrebbe dovuto esserlo con l’ordinaria diligenza – della natura fraudolenta dell’operazione“.
La Corte sottolinea che l’onere della prova dell’inesistenza soggettiva dell’operazione spetta all’Amministrazione, ma una volta dimostrata, è compito del contribuente fornire elementi per escludere la sua partecipazione dolosa o colposa alla frode.
Il TCF come strumento di prevenzione: controlli interni e adeguata verifica dei fornitori
In questo scenario, il Tax Control Framework, introdotto nel nostro ordinamento nell’ambito della cooperative compliance, si dimostra un alleato fondamentale per le imprese.
Il TCF, infatti, non è solo un documento statico: rappresenta un sistema dinamico di controlli multilivello che coinvolge:
- Risk owner: responsabili di processo nei reparti aziendali sensibili ai rischi fiscali;
- Funzione fiscale: garante della correttezza degli adempimenti;
- Tax risk manager: supervisore del sistema di controllo e dei flussi informativi;
- Organismo di Vigilanza (ODV): ente di controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001, che interagisce con le funzioni di compliance anche per il presidio del rischio fiscale.
In particolare, il controllo ex ante dei fornitori (due diligence) rientra tra i presidi fondamentali previsti dal TCF. Questo controllo deve essere documentato e verificabile, attraverso:
- raccolta di visure camerali, certificazioni fiscali, DURC e blacklist;
- verifica della struttura e dell’operatività reale del fornitore;
- analisi dei flussi economici e finanziari coerenti con l’oggetto della prestazione.
Questa attività consente all’impresa di precostituire le prove necessarie a dimostrare l’uso dell’ordinaria diligenza nella scelta delle controparti commerciali, come richiesto dalla giurisprudenza. In caso di contestazione, la documentazione prodotta sarà fondamentale per evitare la ripresa a tassazione dei costi e dell’IVA, nonché per escludere responsabilità amministrative o penali.
Un approccio integrato: prevenzione, documentazione e responsabilità
L’adozione di un TCF non è quindi solo un adempimento volontario finalizzato a ottenere vantaggi nel rapporto con l’Amministrazione finanziaria, ma uno strumento concreto di prevenzione delle frodi, in grado di:
- intercettare i rischi prima che si traducano in illeciti;
- dimostrare la buona fede e la trasparenza dell’impresa;
- ridurre l’impatto delle contestazioni fiscali.
Inoltre, la perfetta integrazione tra TCF e Modello 231 consente una gestione unitaria dei rischi fiscali e dei rischi penali da reato tributario, rafforzando la posizione difensiva dell’ente anche in caso di indagini.
Conclusione: una scelta strategica per tutelare l’impresa
Implementare il Tax Control Framework rappresenta una scelta strategica per qualunque impresa che voglia prevenire rischi fiscali e difendersi in modo solido da eventuali contestazioni.
L’emissione o ricezione di fatture da “cartiere” non è sempre frutto di dolo. Ma solo chi dimostra di aver controllato, documentato e vigilato secondo l’ordinaria diligenza può evitare di pagarne le conseguenze.
Per questo, in un contesto normativo sempre più complesso e in un clima di accresciuta attenzione da parte dell’Amministrazione finanziaria, non basta agire in buona fede: è necessario dimostrarlo, con metodo, controllo e documentazione.
Affidarsi a un professionista esperto in tax compliance e modelli organizzativi 231 significa costruire un sistema di prevenzione efficace, in grado di proteggere davvero l’impresa da rischi fiscali, sanzioni e responsabilità penali. Un consulente qualificato può guidarti nell’implementazione o nella revisione del Tax Control Framework, adattandolo alla struttura aziendale e alle specificità del settore.
Prevenire è meglio che difendersi: tutela il tuo business con gli strumenti giusti e la consulenza adeguata.
