QUESTIONE DI CLASSE

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Tempo di lettura: 2 minuti

di ALESSANDRO SAHEBI

Perché non si può essere felici in una società ingiusta

 

Alessandro Sahebi, giornalista e divulgatore, si occupa di disuguaglianze sociali e dinamiche del mondo del lavoro. Ha conseguito una laurea in Filosofia, incentrando la sua tesi sui limiti morali e politici della meritocrazia. Attualmente, collabora come freelance con diverse testate e come autore per il programma televisivo «Le Iene». Il libro, Questione di classe, è stato pubblicato nel 2025 da Mondadori Libri S.p.A., e porta il sottotitolo Perché non si può essere felici in una società ingiusta

 

Il suo libro, Questione di classe, sottotitolato Perché non si può essere felici in una società ingiusta, parte da un’idea semplice e scomoda: se la società è infelice, la tristezza del singolo non è un incidente privato ma un prodotto di classe.

Sahebi smonta con linguaggio diretto il dogma per cui valiamo in base a ciò che produciamo, mostra come la domanda “Cosa fai nella vita?” sia diventata un criterio di giudizio e come la figura del disoccupato venga definita prima di tutto come mancanza rispetto a un modello produttivo.

La solitudine, soprattutto giovanile, è trattata non come un problema psicologico, ma come esito di una organizzazione sociale che ha spezzato i legami collettivi e trasformato il lavoro in terreno di competizione permanente. La psicologizzazione del disagio – il rinvio sistematico alla terapia del singolo per ciò che nasce da contraddizioni strutturali – è letta come un comodo strumento del neoliberismo per assolvere il sistema e accusare gli individui.

Da qui la critica al capitalismo contemporaneo, al mito della meritocrazia e all’idea che la povertà sia un difetto personale più che un fatto di distribuzione delle risorse: l’ascensore sociale è bloccato, l’eredità della ricchezza torna a decidere i destini e il discorso sul merito serve a rendere accettabile tutto questo.

Sahebi analizza anche l’industria della felicità – manuali motivazionali, psicologia positiva, retorica del “se vuoi, puoi” – come parte della stessa macchina ideologica che sposta lo sguardo dalle condizioni materiali al “mindset”.

In chiusura, il libro indica un’alternativa riconoscibile: ridurre il peso identitario del lavoro, rivendicare tempo libero dal ricatto economico, rimettere al centro una forma di socialismo in cui l’economia sia orientata al benessere collettivo più che al profitto.

Questione di classe è, in definitiva, un saggio asciutto e militante che non offre soluzioni consolatorie, ma una diagnosi netta e una direzione: se la felicità resta un affare esclusivamente individuale, non è solo scarsa, è anche sospetta.

Buona lettura.

 

Vincenzo Candido Renna

 


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