di Massimo Vogliotti
LEZIONI PER I FUTURI NAVIGANTI
Massimo Vogliotti, professore ordinario di Filosofia del diritto presso l’Università del Piemonte Orientale e responsabile scientifico della «Cattedra Galante Garrone», è ricercatore associato presso l’Università Saint-Louis di Bruxelles.
Tra i suoi lavori più significativi si segnalano Tra fatto e diritto (2007), Dove passa il confine? (2011) e Les nouveaux chemins de la légalité (2019), opere tese a indagare il superamento della modernità giuridica e la necessità di una nuova educazione per i giuristi.
Navigare nell’arcipelago del diritto non è esercizio per spiriti pigri o per semplici esecutori di norme; è, piuttosto, un atto di resistenza civile che richiede bussola e coraggio.
Come ci suggerisce Massimo Vogliotti in questo volume che celebra il decennale della Cattedra intitolata ad Alessandro Galante Garrone, il diritto non è un continente solido e immobile, ma un insieme di isole vive, talvolta distanti, collegate da una tensione morale che sola può impedire il naufragio nel mare del nichilismo.
Galante Garrone, il “mite giacobino”, ci viene restituito non come un santino da altare laico, ma nella sua feconda e salvifica inquietudine: quella di un giovane studente che trovava “disgustoso” lo studio arido delle leggi e preferiva rifugiarsi nella musica, nella letteratura e nel rigore dell’etica laica del dovere.
Proprio in quel dissenso interiore, in quella fatica nel conciliare l’astrattezza dei codici con la carne viva della storia, risiede il cuore della missione educativa che questo libro si propone: formare non tecnici, ma persone.
Il volume raccoglie le voci di maestri — da Ferrajoli a Palazzo, da Costa a d’Agostini — che hanno attraversato la Cattedra offrendo una mappa per i “futuri naviganti” in un tempo segnato dalla crisi dello Stato costituzionale e dall’insidia della post-verità.
Non si tratta di una sterile autocelebrazione accademica, ma di un grido d’allarme e, insieme, di un atto di speranza.
Di fronte alla “società irrazionale” diagnosticata dal Censis e al declino del valore della Costituzione, ridotta spesso a mero pezzo di carta inerte dalla deriva populista, Vogliotti e gli autori richiamano la necessità di rimettervi dentro il “combustibile” dell’impegno e della responsabilità individuale.
Il giurista del nuovo millennio è chiamato a un compito immane: difendere la legalità costituzionale dai “poteri selvaggi” dei mercati e dalla tecnocrazia che vorrebbe ridurre l’ordine politico a una grande azienda commerciale.
Luigi Ferrajoli ci ammonisce sul fascino di un diritto che sia strumento di costruzione della democrazia; Francesco Palazzo invita a un’etica del giudice nutrita di cultura generale e dubbio metodico; Maria Rosaria Ferrarese ci guida tra le macerie di una globalizzazione che ha tradito le sue promesse.
Il messaggio è limpido: la formazione del giurista non può esaurirsi nella professionalizzazione tecnica, in quel “sapere ragionieristico” che smarrisce la dimensione assiologica del vivere comune.
Essere giuristi oggi significa abitare la tensione tra ius e lex, tra la rigidità delle formule e la mutevolezza dei bisogni umani, garantendo che il diritto torni a essere quel “pane spezzato” tra la gente, carico delle lacrime e del sangue degli uomini.
In queste pagine, l’eredità di Galante Garrone diventa una “religione civile” che non impone dogmi, ma coltiva la curiosità intellettuale e la difesa dei diritti fondamentali come argine alla barbarie.
Navigare in questo arcipelago richiede la consapevolezza che, come scriveva Gaetano Salvemini e come questa Cattedra ha testimoniato in dieci anni di lezioni magistrali, “non si può comprendere senza amare”.
Buona lettura.
