di Deborah Zani con Maria Pia Voci
COME GOVERNARE IL CAMBIAMENTO
Deborah Zani è una manager di primo piano nel settore della sostenibilità e dell’edilizia ecocompatibile.
Già CEO di Rubner Haus, siede oggi nei consigli di amministrazione di Polieco Group e FGP Srl.
È autrice del saggio Sostenibilità e profitto (2021), opera vincitrice del premio Nabokov.
Maria Chiara Voci, giornalista per “Il Sole 24 Ore” da vent’anni e direttrice di “Casa Naturale”, è fondatrice del service editoriale Spazi Inclusi e specializzata nell’analisi dei legami tra politiche green e prosperità economica.
In un’epoca segnata da quella che le autrici definiscono un’“insostenibile incertezza sulla sostenibilità”, il saggio Permettersi la sostenibilità.
Come governare il cambiamento (Interlinea, 2026) si offre come una bussola sottile e insieme robusta, capace di orientare nel dedalo della complessità contemporanea.
Non è soltanto un testo che osserva: è un dispositivo di lettura del reale, quasi una macchina ottica calviniana che mette a fuoco ciò che sfugge allo sguardo distratto.
L’opera compie infatti uno scarto decisivo, spostando il baricentro dalla domanda “se” la sostenibilità sia conveniente a quella, ben più esigente, del “come” renderla concretamente praticabile, replicabile, persistente nel tempo, attraverso la lente esigente della governance.
Il titolo stesso si apre come una biforcazione semantica, una soglia: “permettersi” indica al contempo la disponibilità di risorse e la legittimità morale dell’azione.
È una parola che pesa e vibra.
Le autrici mostrano come il costo della transizione sia una variabile visibile ma non decisiva, mentre il vero costo – più silenzioso, più sistemico – risieda nell’insostenibilità, rischio diffuso e ormai ineludibile.
In questa prospettiva, l’equazione economica si rovescia: ciò che appare oneroso nel breve si rivela condizione di sopravvivenza nel lungo periodo.
La struttura del volume si dispiega con una logica quasi musicale, polifonica ma controllata.
Alla prima sezione, che cartografa i cinque driver fondamentali – mercato, valori aziendali, leadership, legislatore, concorrenza – segue una costellazione di voci: interviste a protagonisti dell’industria e della scienza, da Paolo Barilla a Luca Mercalli.
Qui il discorso si fa incarnato, situato, e i principi si trasformano in pratiche, come se l’astrazione trovasse finalmente attrito nella realtà.
I dieci pilastri della governance generativa, delineati in chiusura, costituiscono l’architettura portante dell’opera: non un decalogo prescrittivo, ma un sistema dinamico, un algoritmo etico-organizzativo.
La sostenibilità vi emerge come codice sorgente dell’organizzazione, mentre la leadership assume la funzione di catalizzatore, capace di innescare trasformazioni non lineari ma adattive, quasi evolutive.
La governance, in questa visione, cessa di essere sovrastruttura e diventa infrastruttura invisibile, sistema operativo del futuro.
Particolarmente nitido è il richiamo alla gerarchia dei pilastri ESG: l’ambiente come condizione di possibilità di ogni altra dimensione.
Senza un pianeta funzionante, ogni costruzione sociale ed economica si dissolve.
Il saggio affronta inoltre le soglie più avanzate del dibattito, interrogando il ruolo dell’intelligenza artificiale come strumento di misurazione e previsione, e insistendo sulla necessità di una comunicazione autentica, capace di evitare le derive mimetiche del greenwashing.
Le illustrazioni di Nicolò Canova agiscono come controcanto visivo: linee, forme e tensioni che restituiscono l’idea di un cambiamento non rettilineo ma fatto di deviazioni, retroazioni, slittamenti.
Ne emerge un’opera che unisce rigore analitico e leggerezza progettuale, nel senso più alto del termine.
Permettersi la sostenibilità diventa così non solo un saggio, ma una mappa concettuale e operativa: uno strumento per chi voglia abitare il futuro non come fatalità, ma come spazio da governare con lucidità, coraggio e immaginazione disciplinata.
Buona lettura.
