ELON MUSK E L’ASSALTO DEL TECNOCAPITALISMO ALLA DEMOCRAZIA
di STEFANO FELTRI
Stefano Feltri è un giornalista ed economista italiano. Ha conseguito una laurea in Economia presso l’Università Bocconi e un master all’Università di Chicago. Nel corso della sua carriera, ha ricoperto ruoli di rilievo nel panorama giornalistico italiano, essendo stato vicedirettore del “Fatto Quotidiano” e direttore di “Domani”.
Attualmente, Feltri cura il sito web Appunti, la trasmissione Revolution per Radio3 ed è coautore del podcast d’inchiesta La Scomunica. Scrive anche per “Vanity Fair” e “Internazionale”. Tra i suoi libri più recenti figurano Inflazione. Cos’è, da dove viene e come ne usciremo (2023) e 10 rivoluzioni nell’economia globale (che in Italia ci stiamo perdendo) (2024), entrambi pubblicati da Utet.
C’è un vecchio detto che dice: “Dio ha creato l’uomo, poi l’uomo ha creato l’algoritmo. Ed è lì che ha cominciato a perdere il controllo.” Leggendo il libro di Stefano Feltri, si ha l’impressione che questa battuta – che potremmo trovare tra una vignetta e una riga amara di Charlie Hebdo – sia diventata una diagnosi geopolitica.
Elon Musk, per Feltri, non è solo un uomo ricco. Non è nemmeno solo un uomo potente. È, piuttosto, una sinfonia stonata del nostro tempo: una miscela di genio e delirio, di imprenditorialità e delirio messianico, che si muove come un novello Napoleone digitale sui campi minati della democrazia.
Il libro non è una biografia né un pamphlet: è un esorcismo laico. Feltri si mette sulle tracce dell’imprenditore sudafricano come si segue un personaggio mitologico che, invece di generare folgori, le acquista su Amazon. Il suo racconto non procede con l’odio dei detrattori né con l’adorazione dei fan, ma con la preoccupazione lucida di chi sa che il potere, quando si innamora di sé stesso, finisce per divorziare dalla realtà.
Il ritratto di Musk che emerge da queste pagine è quello di un uomo che ha sostituito il diritto con l’algoritmo, la responsabilità con il branding, la democrazia con la dashboard. Ha il potere di alzare o abbattere un titolo in Borsa con un tweet (anzi, con una “X”), di riabilitare complottisti e razzisti con un clic e di presentarsi come un difensore della libertà mentre ne smonta i presupposti pezzo per pezzo. Tutto, rigorosamente, per il bene dell’umanità. Anche quando il bene, guarda caso, coincide con il proprio tornaconto.
C’è un passaggio nel libro che sembra rubato da un romanzo distopico, e invece è un resoconto giornalistico: Musk che immagina un mondo dove governi e burocrazie sono sostituiti da chip cerebrali, intelligenze artificiali e procedure “efficienti”. Un mondo in cui “efficienza” è la parola d’ordine e “diritti” un ostacolo alla produttività. In fondo, è l’eterna tentazione dell’uomo forte, che oggi si presenta in versione start-up.
Feltri, da economista e giornalista, non si accontenta della denuncia. Costruisce un quadro articolato, puntellato da fonti, casi studio e riflessioni filosofiche. Ma soprattutto offre una prospettiva: quella di un’Europa che, tra una multa antitrust e un regolamento sul digitale, prova a fare resistenza. Non eroica, non sempre efficace, ma resistenza.
Leggere Il nemico è come guardare in uno specchio deformante: vediamo riflessi i nostri entusiasmi per la tecnologia, la nostra ossessione per l’efficienza, la nostra paura di essere lasciati indietro. Ma vediamo anche quanto siano fragili le democrazie se smettono di credere nei principi che le hanno fondate.
E allora viene da chiedersi: il vero nemico è Musk o la nostra resa preventiva alla sua visione del mondo?
Feltri non ci dà una risposta. Ma ci lascia, con garbo e precisione, una domanda che punge come una spina nel fianco della coscienza.
Una lettura necessaria, per chi ancora crede che la democrazia sia più di un algoritmo ben addestrato.
Buona lettura.
