di ANTONELLO LORETO
Antonello Loreto, laureato in Giurisprudenza, vive a Roma da molti anni ed è stato in passato un consulente nel campo dello sviluppo e del marketing in vari settori (finanza, comunicazione). Dopo alcune collaborazioni con l’Istituto Cinematografico “La lanterna magica” e con l’Accademia dell’Immagine” dell’Aquila, come articolista della rivista “Victor l’Avvoltoio”, si è dedicato negli ultimi anni alla narrativa. Ha pubblicato nel 2022 La Libertà macchia il cappotto nel 2020 Regina Blues nel 2014 in self publishing con la piattaforma ilmiolibro.it “La favola di Syd”, il romanzo di esordio con soddisfacente riscontro di critica e di vendite. Affianca attualmente alla sua attività di autore la direzione artistica di alcune rassegne letterarie a Roma e Milano e la consulenza marketing applicata al mondo dell’editoria.
Il giorno della festa di Antonello Loreto non è un romanzo da leggere in fretta, come se fosse un quotidiano abbandonato al bar. È un libro che si stende lento, pigro e dolente, sulle pagine. Un libro che non corre: respira. E nel suo respiro c’è un’eco lontana, quella di Oblomov, il classico russo che ha dato nome a una condizione esistenziale prima ancora che a un personaggio.
Il protagonista è Ale Gigli, trentadue anni, un bel volto che però sembra già stanco del mondo. Vive in un appartamento romano che è insieme rifugio e prigione: letto, divano, disordine cronico. Ciò che lo ha inchiodato lì è una ferita mai chiusa: la morte improvvisa del padre, un incidente da cui lui è scampato per caso. Da allora, l’apatia lo avvolge come una coperta che non scalda. Gli amici lo chiamano “Òbbromo”, e il soprannome ha il suono beffardo di una carezza che fa male.
Intorno a lui ruotano figure che sono specchi e contrasti. C’è Zago, lo zio esuberante che fa da balia e da guardiano. C’è Andrea, l’amico vincente, ingegnere e faro intermittente. C’è Tancredi, il diavolo travestito da compagno di strada, pronto a ingannare. Ci sono le donne, Olga e soprattutto Agata, che portano nel racconto la possibilità di un altrove: una bellezza che somiglia a una via di fuga, un amore che assomiglia a una cura.
La trama scorre tra Roma e la Maremma, tra i resti di una capitale che sembra complice del torpore di Ale e le colline toscane che gli offrono un rifugio provvisorio. Ma il vero approdo è altrove, in quelle isole norvegesi dove finalmente Ale sceglie di vivere, non solo di esistere. Le Lofoten diventano così il luogo mitico di una rinascita: il giorno che non era mai arrivato, finalmente si alza.
Loreto scrive con uno stile contemporaneo, diretto, eppure sempre attraversato da un sottile filo di introspezione. Usa il diario di Ale come una finestra aperta su una mente che non trova pace, e il lettore, quasi senza accorgersene, diventa testimone di una lenta resurrezione.
Alla fine, Il giorno della festa non è tanto l’omaggio a Gončarov, ma la cronaca di un coraggio ritrovato. È il racconto di un uomo che, dopo aver passato anni a cercare scuse per non vivere, si alza in piedi e decide che sì, quel giorno è arrivato. E lo fa con un atto semplice e grandioso: scegliere l’amore, scegliere il futuro, scegliere la vita.
È questo, forse, il regalo più vero del libro: ricordarci che anche nell’apatia più nera può esistere un mattino che sorprende, un gesto che salva, una festa che ci riguarda.
Buona lettura.
