di Alessandra Facchi e Orsetta Giolo
UNA STORIA DEI DIRITTI DELLE DONNE
Alessandra Facchi insegna Filosofia e politica del diritto e Teorie e pratica dei diritti umani presso la Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali dell’Università degli Studi di Milano. Per il Mulino ha pubblicato “Breve storia dei diritti umani. Dai diritti dell’uomo ai diritti delle donne” (2013). Con N. Riva e S. Falcetta ha pubblicato “An Introduction to Fundamental Rights in Europe: History, Theory, Cases” (Elgar Pub, 2022). Insieme a Orsetta Giolo, per il Mulino, ha pubblicato “Libera scelta e libera condizione. Un punto di vista femminista su libertà e diritto” (2020).
Orsetta Giolo insegna Filosofia del diritto e Sociologia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Ferrara. Tra i suoi lavori ricordiamo “Intellettuali e diritto nel mondo arabo contemporaneo. Potere, religione, società” (Carocci, 2020) e “Il diritto neoliberale” (Jovene, 2020). Insieme ad Alessandra Facchi, per il Mulino, ha pubblicato “Libera scelta e libera condizione. Un punto di vista femminista su libertà e diritto” (2020).
Saggio davvero interessante, “penne raffinate” quelle di Alessandra Facchi e Orsetta Giolo, tra le poche capaci di dare del <<TU>> al diritto e/o alla storia, fotografandola per quella che è, senza infingimenti e ricca di contraddizioni, fragilità, illegalità, disfunzioni, ma anche opportunità, occasioni da cogliere, porte da aprire, luci da accendere sul futuro solo apparentemente già scritto.
La loro indagine esplora le origini del diritto, analizzando quando si è iniziato a discutere cosa siano i diritti, su cosa si basano e da dove derivano.
Si scopre che, nel lungo percorso dai “diritti naturali” ai diritti odierni, le donne sono sempre state escluse. Inizialmente, nel Basso Medioevo (XI-XV secolo), il concetto di diritto non era esplicito e formalizzato, e l’influenza della religione cristiana predominava.
Secondo l’interpretazione dominante della Bibbia, la condanna dell’umanità ha origine nel carattere della donna, nella scelta di Eva che ci ha fatto cacciare dal paradiso terrestre. La donna doveva limitarsi a essere moglie e madre, ruolo in cui i danni si potevano contenere.
Oltre alla Bibbia, anche la scienza cercava di trovare nelle donne limiti invalicabili, dimostrando che erano incapaci di giudizi equilibrati e di controllare gli istinti e gli affetti, prerogative tipicamente maschili.
Le cose non migliorarono molto quando il diritto si basò sulla ragione. Poiché i diritti appartenevano a chi era dotato di ragione, le donne ne erano subito escluse, poiché la ragione era considerata prerogativa degli uomini. E siamo già nel XVII e XVIII secolo.
Poi arriva la Rivoluzione Francese. Sebbene sia esplosa con sorpresa di tutti, era stata preparata da studi e riflessioni sulle condizioni di vita e sulle disparità sociali, molte delle quali condotte anche da e sulle donne.
Così, le donne parteciparono a quella rivoluzione, se non come protagoniste, sicuramente come compartecipi, con una certa voce in capitolo.
E se la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen del 1789 non riconosceva esplicitamente i diritti delle donne, ci pensò due anni dopo, nel 1791, Olympe de Gouges con la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, il documento fondativo dei diritti delle donne. Olympe ebbe una fine tragica, ghigliottinata durante il Terrore, ma il suo lascito sopravvisse.
Da quella grande rivoluzione, culturale oltre che politica e sociale, le donne cominciarono a prendere posizione in modo netto, finché la lotta per il diritto di voto diventò la base del grande cambiamento che viviamo anche oggi.
Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito, e che risuona forte anche oggi, è il fatto che non solo alle donne non venivano riconosciuti i diritti fondamentali, ma si ribadiva e istituzionalizzava la necessità della tutela maschile.
Una beffa aggiunta al danno, che forse ci fa capire perché ci siano voluti secoli per uscire dalla sottomissione al potere maschile.
È come se alle donne fosse stato impedito di crescere, confinate alla sfera privata, anche da una religione che vietava alle stesse di predicare (cosa che, mi sa, fa tuttora) e di insegnare. Dedite ai figli, alla casa, al marito.
Qui permettetemi una parentesi: ho riletto con orrore le parole di Jean Jacques Rousseau nell’Emilio
“tutta l’educazione delle donne dev’essere in funzione degli uomini: piacere e rendersi utili a loro, farsene amare e onorare, allevarli da piccoli, averne cura da grandi, consigliarli, consolarli, rendere loro la vita piacevole e dolce: ecco i doveri delle donne in ogni età della vita e questo si deve insegnare loro fin dall’infanzia”.
Le donne erano escluse dallo studio, dal sapere e dalla cultura, e non avevano né il tempo né gli strumenti per contrastare la credenza e le false affermazioni scientifiche sulla loro inferiorità.
C’erano voci fuori dal coro, anche maschili, come Nicolas de Condorcet, uno degli enciclopedisti, o il filosofo e giurista Jeremy Bentham, ma chi li ascoltava?
E c’erano voci di donne, ancora meno ascoltate. Tuttavia, buona parte di quelle parole non ascoltate al loro tempo hanno lavorato e alla lunga portato risultati e cambiamenti.
La lotta per i diritti delle donne ha proceduto, e continua a procedere, insieme alle altre lotte per un mondo più giusto: dall’abolizione della schiavitù alle rivendicazioni operaie, ai diritti civili, a quelli dei migranti.
Questa storia dei diritti delle donne dimostra come la complessità del mondo, l’allargamento degli orizzonti, lo sviluppo dei viaggi e della comunicazione, l’evoluzione della scienza ed i miglioramenti nelle condizioni di vita delle persone abbiano creato il contesto nel quale il diritto, quello delle donne ma anche quello di tutti gli esseri viventi, ha potuto trasformarsi e crescere.
Una trasformazione tuttora in corso, ovviamente. Il libro riconosce anche i meriti del femminismo, da quello degli albori, concentrato sul diritto di voto, a quello contemporaneo, variegato e complesso del nostro tempo. Come dire che, a un certo punto, le donne si sono fatte carico del proprio destino.
Buona lettura.
