TIKTOK

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Tempo di lettura: 3 minuti

di GABRIELE MARINO e BRUNO SURACE

Capire le dinamiche della comunicazione interpersonale

Gabriele Marino e Bruno Surace sono entrambi semiologi e ricercatori presso l’Università di Torino. Marino si occupa di semiotica delle culture musicali, comunicazione digitale e teoria semiotica. Surace si concentra su cinema, audiovisivo e nuovi media. Insieme, hanno ideato e curato il volume TikTok: Capire le dinamiche della comunicazione ipersocial (Hoepli, 2023), frutto del ciclo di seminari online #SEMIOBOOMER, nato durante la pandemia come spazio di riflessione e sperimentazione attorno alla semiotica e alle culture mediali contemporanee.

 

Il libro si presenta come uno dei primi tentativi sistematici, in ambito italiano, di affrontare TikTok non con lo sguardo del moralista o dell’entusiasta, ma con gli strumenti analitici della teoria semiotica.

Non è solo un saggio su un’app: è un’indagine sull’immaginario digitale contemporaneo, sul modo in cui oggi abitiamo la comunicazione, sulle forme nuove – e spesso sfuggenti – con cui il senso prende corpo nell’era dell’ipersocialità.

Il termine ipersocial non è solo un’etichetta provocatoria: indica una condizione qualitativamente nuova della comunicazione digitale. TikTok, suggeriscono gli autori, non è più semplicemente una piattaforma social come le altre, ma un ambiente semiotico a sé, con una logica propria. A differenza di altri social, qui non conta solo ciò che si dice, ma il modo in cui lo si fa, l’intensità con cui lo si vive, la ritualità con cui lo si ripete. La comunicazione non è più solo trasmissione di contenuti, ma gesto, presenza, partecipazione performativa.

Nel saggio, si analizza la grammatica interna di TikTok: il formato breve come vincolo produttivo; la logica del “flusso” come interfaccia immersiva; l’economia dell’attenzione come regime percettivo dominante. Viene esplorata la centralità del suono – remixato, ricontestualizzato, vissuto – come linguaggio identitario. E si insiste su un punto cruciale: TikTok non è solo una piattaforma di fruizione, ma di produzione culturale. Un luogo dove si crea senso collettivamente, anche se frammentato e instabile.

Il libro affronta poi una serie di nodi critici della contemporaneità. La rimediazione del sé, ad esempio: su TikTok, l’identità si costruisce non tanto attraverso l’immagine di sé, ma attraverso ciò che si fa, si interpreta, si replica. Il non è più un’entità da mostrare, ma un processo da mettere in scena. Ciò che conta non è la coerenza narrativa, ma la capacità di inserirsi – anche solo per un attimo – nel ritmo condiviso della piattaforma.

Altro aspetto centrale è il rapporto con il corpo, con la musicalità, con la cultura popolare. L’esperienza di TikTok è profondamente sensoriale: fatta di gesti, sguardi, sfumature, ritmo. Il corpo non è spettatore, ma attore. L’identità si costruisce attraverso performance, balli, sfide, mimicry. E questo avviene anche a partire dalle microvariazioni: la variazione dello standard – concetto adorniano ripreso nel volume – diventa il cuore della creatività digitale.

Il saggio offre anche spunti interessanti sui temi dell’attivismo, della giustizia sociale, dell’identità di genere. TikTok viene presentato come uno spazio dove si articolano narrazioni alternative, dove prendono forma nuove forme di agency narrativa, come l’hashtag activism, che usa le logiche native della piattaforma per veicolare discorsi politici, sociali, etici.

Particolarmente originale è la parte dedicata all’uso del dialetto, curata da Valeria Garozzo: qui il dialetto non è residuo folklorico, ma risorsa strategica, linguaggio giovane, metalinguaggio identitario. Il dialetto diventa un atto performativo, un elemento stilistico, una cifra culturale.

Il libro si distingue anche per la sua scrittura: rigorosa ma accessibile, riflessiva ma mai oscuramente accademica. Gli autori scelgono di evitare il tecnicismo autoreferenziale, preferendo un linguaggio chiaro e coinvolgente, che non rinuncia però alla profondità analitica.

In definitiva, TikTok: Capire le dinamiche della comunicazione ipersocial non è un semplice “manuale d’uso” per l’ultima piattaforma alla moda. È un esercizio di pensiero critico sul presente. È un tentativo di cogliere il senso di un fenomeno che ci interroga non solo come studiosi, ma come soggetti che vivono, quotidianamente, dentro una nuova grammatica della visibilità, dell’identità e del desiderio.

Questo libro non parla solo di TikTok. Parla di noi. Di come, oggi, cerchiamo di esistere nell’oceano inquieto del digitale.

 

Buona lettura

 

Vincenzo Candido Renna

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