RISCHI IGNORATI, VITE SPEZZATE: QUANDO IL MODELLO ORGANIZZATIVO MANCA E L’IMPRESA PAGA

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Una trasferta di lavoro. Quattro tecnici italiani inviati da un’azienda nei cantieri in Libia. Un trasferimento via terra, senza scorta armata, in un Paese instabile, con aree controllate da milizie fondamentaliste. Due di loro, H.H. e I.I., non torneranno più a casa. Vengono sequestrati e poi uccisi. Un errore tragico. Ma soprattutto, un errore evitabile.

È questa la drammatica vicenda al centro della sentenza n. 31665/2024 della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha affrontato la questione della responsabilità penale e amministrativa derivante dall’omissione delle corrette misure di sicurezza, in particolare dalla mancata previsione del rischio specifico nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale.

Il cuore del problema: la valutazione dei rischi “veri”

Nel caso di specie, la società D.D. Spa operava in Libia, in un contesto già da anni considerato ad alto rischio. Nonostante gli avvertimenti del Ministero degli Esteri e le segnalazioni di ENI sul pericolo imminente, l’azienda non aveva aggiornato formalmente il DVR né adottato un modello 231 adeguato alla gestione dei rischi legati alla security, ovvero alla protezione da minacce esterne come sequestri, attentati, conflitti locali.

Il trasferimento via terra – deciso dal dirigente locale M.M., in deroga alle prassi aziendali – è avvenuto senza che esistessero procedure ufficiali, senza formazione specifica per i lavoratori, senza alcuna tracciabilità e senza autorizzazione formale. Di fatto, una scelta presa nell’ombra, resa possibile da un sistema organizzativo carente, incapace di prevenire deviazioni così gravi.

Le responsabilità accertate: tra delega e vigilanza

In primo grado, i vertici aziendali vengono condannati. In appello, sono assolti: si riconosce che non erano a conoscenza della decisione del manager delegato. Ma la Cassazione conferma che la società resta responsabile ex D.Lgs. 231/2001, perché priva di un modello organizzativo idoneo.

E qui il punto fondamentale: anche se le responsabilità personali degli amministratori non emergono in modo univoco, la società risponde per la cosiddetta “colpa di organizzazione”. Per la Suprema Corte, l’assenza nel DVR di procedure formali, l’assenza di un sistema sanzionatorio efficace, e la mancata tracciabilità delle decisioni manageriali, costituiscono elementi sufficienti per fondare l’addebito.

Security e non solo safety: il salto culturale necessario

Molte imprese ancora oggi confondono due concetti fondamentali:

  • Safety, ovvero la sicurezza rispetto ai rischi tecnici e operativi del lavoro;
  • Security, la tutela da minacce esterne, in particolare in contesti geopolitici instabili.

In un contesto internazionale sempre più interconnesso, dove un numero crescente di aziende italiane si espande in Africa, Medio Oriente, Sudamerica, non considerare i rischi di security nel DVR equivale a chiudere gli occhi su un pericolo concreto.

E non basta che ci siano “prassi interne” o raccomandazioni informali. La sicurezza va scritta, tracciata, disciplinata. Perché solo così può diventare vincolante.

Cosa insegna questa sentenza alle aziende

  1. Il DVR deve essere dinamico. Deve tenere conto del contesto geopolitico e dei rischi legati alla trasferta internazionale.
  2. Il modello 231 deve essere concreto. Non un documento formale, ma un sistema vivo, capace di prevenire davvero i reati.
  3. Le deleghe devono essere vigilate. Delega non significa deresponsabilizzazione. L’obbligo di controllo resta.

Le conseguenze di un errore organizzativo possono essere devastanti: umanamente, penalmente, economicamente.

Cosa puoi fare ora

Se la tua azienda invia lavoratori all’estero, in aree anche solo potenzialmente instabili, non puoi rimandare:

  • Verifica se il DVR include i rischi di security, compresi quelli legati a sequestri, attentati, evacuazioni;
  • Assicurati che il modello 231 preveda deleghe chiare, sistemi di controllo, formazione specifica e sanzioni disciplinari;
  • Coinvolgi l’OdV in modo reale e operativo, non solo formale.

Affidati a chi conosce davvero queste dinamiche. L’esperienza sul campo, la conoscenza delle normative e delle prassi aziendali è essenziale per costruire un sistema efficace, che protegga le persone, ma anche la reputazione e la solidità dell’azienda.

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