NONTISCORDARDIMÉ

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Tempo di lettura: 3 minuti

di Federica Rega

NONTISCORDARDIMÉ

 

Federica Rega, giornalista perfezionata alla Scuola Holden di Torino, con cui ha poi collaborato. Ha diretto la sezione pugliese della Scuola di Scrittura Molly Bloom, con sede centrale a Roma. Per vent’anni si è occupata di cultura ed enogastronomia per testate locali e nazionali, tra cui «Panorama», «Il Nuovo Quotidiano di Puglia» e «La Gazzetta del Mezzogiorno». Attualmente, oltre a scrivere, insegna scrittura creativa e organizza cicli di incontri letterari.

 

Nontiscordardimé non è solo un romanzo scritto davvero bene ma è anche un’apertura vertiginosa delle paratie che ci separano dall’esistenza.

Negli ultimi tempi, ho sempre più necessità di leggere indossando la postura dello spettatore che <<frigge>> sulla sedia ed empatizza senza accorgersene, guardando personaggi lontani da sé, immaginando di spiare senza essere visto.

Con questo spirito posso sostenere che l’Autrice, a mio avviso modesto (con cui mi trovo d’accordo), riesce nel compito, peraltro difficile e non banale, di non ‘compiacere’ il lettore, se mai, compito ancora più arduo, di ricercare il piacere della lettura.

Nel romanzo il lettore non trova ciò che si aspetta, le pagine aprono alla sorpresa e non alla prevedibilità; del resto, se i lettori volessero roba che faccia loro da specchio e dia loro ragione, sempre e comunque, non hanno bisogno di comprare né libri né giornali: hanno, gratis, in tasca Facebook e Instagram, e persino le chat dei genitori.

Una galleria fuori dal comune quella di Federica Rega, che del desiderio ne fa ritratti con colori vivaci, intensi. La scrittura di Federica Rega impone una osservazione attenta delle parole, occorre indossare calzature opportune per solcare i sentieri di un pensiero che fa del rispetto della complessità un principio fondamentale.

A scompaginare tutto il desiderio, che è fatto di attese, di brezze marine, di apertura verso un “Altrove”, che come diceva Heidegger in ‘Essere e tempo’ è quello spazio dove l’esistenza non è padrona della origine, non è un ens causa sui, non basta mai a sé stessa.

Nel linguaggio di Nontiscordardimé”, gli intingoli e i manicaretti culinari, sono vere e proprie “esistenze”, alla stessa stregua dei personaggi dei racconti e Federica Rega, nella descrizione della cucina di altri tempi, migra dalla prosa alla poesia, accarezzando il palato del lettore, come solo ad una Chef raffinata è consentito fare.

All’erotismo culinario si accompagna una sequela di brani musicali, quasi, a farne una colonna sonora con lo scorrere delle pagine con  le note di: Je suis veni te dire que je m’en vais di Serge Gainsbourg, Jazz Méditerranée di Henri Salvador, Ladyfingers di Herb Alpert, Quizas Nat king Cole, Heroes di Bowie, Along the road Radical Face, La Javanaise Serge Gainsbourg, California Dreamin’ The Mamas & The Papas.

In Nontiscordardimé la descrizione del paesaggio salentino non è un semplice sfondo ma è un protagonista del racconto e gli oggetti diventano “intermediari convenienti”, quasi “obsolescenti postulati culturali”, non sono strumentali alla narrazione ma parte integrante di essa.

<<… Certo Lecce, Otranto, Leuca, ma poi? Alcune case erano interessanti dal punto di vista architettonico: il barocco, tutti quei palazzi di regine nel deserto, tenuti male e dalle cui finestre si intravedeva la pretenziosità di lampadari così teatrali.

Un particolare che poteva dirla lunga sulle contraddizioni di certi luoghi.

I muri con queste crepe rampicanti fino ai terrazzi, i cornicioni sbrecciati, le inferriate arrugginite e poi i portoni emaciati dal tempo. In un cortile, collegato con un giardino rigoglioso, intravide balconi alti inondati da glicini e, più in là, una magnolia scenografica, monumentale.

Ecco qual è il segreto di questa terra, si disse: lo stupore che genera all’improvviso un dettaglio, una visione, un’armonia selvatica, lo stato grezzo delle cose, e la bellezza che si immagina tanto bene.

Non aveva a che fare con la maestosità, no, era quello stato in potenza che la faceva vibrare, quell’essere in maniera inconsueta, il desiderio di cambiare tutto ma poi, alla fine, di lasciare le cose così come stanno>>….

Il racconto si incentra sull’amore dei protagonisti: Carmine e Costanza, ma anche sulle relazioni dei personaggi minori, se così si può dire e, non certo per intensità delle loro passioni e delle loro fragilità, che spesso tra le righe delle pagine sembrano assurgere a vere protagoniste della narrazione.

Carmine è un intellettuale salentino di quarant’anni, tranquillo e abitudinario. Costanza, una borghese romana dal carattere irrequieto, convive con il disturbo bipolare.

Durante una vacanza di lei nel Salento, i due si incontrano, dando vita a una relazione turbolenta e intensamente erotica. Lui incarna un complesso intreccio di virtù, ombre, frustrazioni e mascolinità, rivelandosi paradossalmente l’unico in grado di salvare Costanza.

Lei, con la sua emotività ferita e una sensualità esplosiva, sembra essere l’unica capace di scardinare il vecchio Carmine.

Ma l’amore, un alchimista potente e misterioso, mescola le carte in modi imprevedibili.

Il gioco dei sentimenti e della passione li condurrà a esiti drammaticamente contrastanti: da un lato, il desiderio di annullarsi completamente, dall’altro, la promessa di una nuova vita.

“Nontiscordardimé” ha il pregio e la singolarità, oggi, di non esibire un alter ego dell’autrice entusiasta e meravigliata della propria vita: se ne sta in disparte, guarda al luogo che dice reale attraverso gli occhi di una bambina matura dal passo sciolto e l’occhio allegro, attenta ai doppi passi e gli scarti della vita; e nella sua narrazione tira le fila con eleganza.

Buona lettura

 

Vincenzo Candido Renna

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