NON BASTA DICHIARARE: LA PARITÀ DI GENERE È DIVENTATA UN REQUISITO TECNICO NEGLI APPALTI PUBBLICI.

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Parità di genere negli appalti pubblici: perché non è più un’opzione (e cosa rischia chi la sottovaluta)

Negli appalti pubblici, la parità di genere non è più una dichiarazione di intenti: è diventata un criterio tecnico, concreto, che può fare la differenza tra vincere o perdere una gara.

Il Consiglio di Stato ha recentemente chiarito alcuni punti decisivi, che ogni impresa dovrebbe conoscere per non ritrovarsi esclusa o penalizzata. Non si tratta solo di etica, ma di strategia aziendale.

La certificazione UNI/PdR 125:2022: personale, non delegabile

La certificazione di parità di genere è un requisito strettamente personale: esprime la cultura aziendale profonda dell’impresa. Non è trasferibile né utilizzabile tramite avvalimento, salvo esplicita previsione della gara. Chi cerca scorciatoie rischia di perdere punteggi decisivi – o peggio, di subire contestazioni.

Nei raggruppamenti d’impresa, contano tutti

Se partecipi in RTI (raggruppamento temporaneo di imprese), ogni impresa deve avere la certificazione. Se anche solo un componente ne è privo, l’intero gruppo perde il punteggio premiale. Questo impone una condivisione reale e non solo formale dei valori.

Attenzione alle regole del bando

La mancata certificazione non esclude dalla gara, ma fa perdere punteggio. Tuttavia, il Consiglio di Stato è chiaro: le regole del disciplinare vanno rispettate alla lettera. Nessuno, nemmeno il giudice, può ignorarle se non vengono formalmente contestate.

Compliance e strategia: una nuova visione d’impresa

La certificazione di parità di genere non è un orpello: è una leva di competitività. Avere un’organizzazione conforme significa distinguersi, ottenere punteggi aggiuntivi, migliorare la reputazione e, concretamente, vincere più gare.

Ignorare questi aspetti può costare caro. Non solo in termini di punteggio, ma anche in termini reputazionali e di affidabilità. La tua impresa è davvero pronta ad affrontare la sfida dei nuovi appalti pubblici?

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