LA PRIVACY

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Tempo di lettura: 4 minuti

di Carlo Focarelli

PROTEGGERE I DATI PERSONALI OGGI

 

Carlo Focarelli è professore ordinario di Diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Perugia e la LUISS Guido Carli di Roma.

Coordinatore del Laboratorio di ricerca PRIMIL (Privacy and New Media in International Law), ha dedicato la propria attività scientifica allo studio della tutela della persona nel diritto internazionale, dei diritti umani e della giustizia globale, pubblicando opere presso alcune tra le più autorevoli case editrici accademiche, da Oxford University Press a Il Mulino.

 

Il prezzo di un “mi piace”: siamo ancora padroni del nostro specchio?

Avete presente quella sottile inquietudine che si prova attraversando un bosco di notte, quando si ha la sensazione che qualcuno ci osservi senza mai mostrarsi? Carlo Focarelli ci spiega che quel bosco non è più un luogo remoto: è diventato il nostro salotto, il nostro ufficio, persino la nostra camera da letto.

E la notte non è più buia, ma illuminata incessantemente dalla luce degli schermi che portiamo in tasca.

Nel saggio La privacy.

Proteggere i dati personali oggi, l’autore non si limita a illustrare norme, regolamenti europei o pronunce giurisprudenziali.

Fa qualcosa di più difficile e, per questo, più prezioso: trasforma il diritto in uno specchio attraverso il quale ciascuno è chiamato a interrogarsi sul valore della propria identità.

La domanda che attraversa ogni pagina è tanto semplice quanto destabilizzante: quanto siamo disposti a pagare, in termini di libertà, per la comodità della tecnologia?

Ogni giorno, quasi sempre inconsapevolmente, lasciamo dietro di noi una lunga scia digitale.

È il caffè acquistato con lo smartphone, la frenata registrata dalla scatola nera dell’automobile, il braccialetto che misura il battito cardiaco, il frigorifero intelligente che ordina il latte prima ancora che ce ne accorgiamo.

Piccoli gesti, apparentemente innocui, che diventano tasselli di un mosaico capace di raccontare molto più di quanto saremmo disposti a confessare perfino ai nostri amici.

Focarelli accompagna il lettore dentro questo labirinto invisibile con il rigore dello studioso e la chiarezza del divulgatore.

Ricorda come il diritto alla riservatezza, nato come diritto a essere lasciati in pace, si sia trasformato nella principale frontiera della libertà contemporanea.

Oggi la privacy non protegge soltanto i nostri segreti: difende la possibilità stessa di costruire la nostra personalità senza essere costantemente osservati, profilati e orientati.

Il cuore del libro pulsa attorno a un paradosso profondamente umano.

Cediamo volontariamente frammenti della nostra libertà in cambio di un’app gratuita, di uno sconto personalizzato, di una navigazione più veloce.

Ripetiamo con leggerezza la frase: «Non ho nulla da nascondere.» Ma è proprio questa apparente irrilevanza dei dati individuali che rende possibile un controllo collettivo senza precedenti.

Il rischio, infatti, non è soltanto quello di ricevere pubblicità sempre più invasive.

Il vero nodo è la capacità predittiva dei Big Data.

Quando milioni di informazioni vengono elaborate da algoritmi sofisticati, diventano strumenti capaci di anticipare desideri, influenzare decisioni, modellare opinioni politiche e orientare comportamenti economici.

Il cittadino rischia così di trasformarsi, lentamente, in un consumatore perfettamente prevedibile, mentre la democrazia si riduce a un mercato di preferenze manipolate.

L’autore affronta con lucidità alcuni dei grandi snodi della contemporaneità, dal Datagate rivelato da Edward Snowden alle pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea sul diritto all’oblio, fino ai principi della privacy by design, secondo cui la protezione dei dati dovrebbe essere incorporata nella progettazione stessa delle tecnologie e non aggiunta come rimedio successivo.

Il GDPR emerge così non come un mero apparato burocratico, ma come il tentativo – forse ancora incompleto – di riequilibrare il rapporto di forza tra individuo e grandi piattaforme digitali.

Ma il merito maggiore del volume sta forse altrove.

Focarelli evita tanto il catastrofismo quanto l’entusiasmo tecnologico.

Non demonizza l’innovazione e non idealizza un impossibile ritorno al passato.

Invita piuttosto a recuperare una virtù oggi rara: la consapevolezza.

Perché la vera posta in gioco non è impedire alla tecnologia di evolvere, ma impedire che l’essere umano smetta di governarla.

Le conclusioni colpiscono come una doccia fredda.

Il problema del nostro tempo non è più il Grande Fratello di Orwell che reprime attraverso la paura, ma il Mondo Nuovo di Aldous Huxley che addomestica attraverso il piacere, la comodità e l’intrattenimento permanente.

In una delle riflessioni più efficaci del libro, Focarelli osserva che «si vende il senso della libertà per fare schiavi»: una formula che sintetizza il rischio di una società nella quale il consenso viene costruito non con la forza, ma con l’abitudine.

In definitiva, La privacy è molto più di un libro dedicato alla protezione dei dati personali.

È un saggio sulla condizione umana nell’epoca digitale, una riflessione sul delicato equilibrio tra innovazione, dignità e libertà.

Ci ricorda che la privacy non è il rifugio di chi ha qualcosa da nascondere, ma lo spazio indispensabile entro il quale ogni individuo può continuare a pensare, scegliere, sbagliare e crescere senza essere trasformato in un semplice fascicolo statistico.

Ogni nostro clic è una decisione politica, ogni autorizzazione concessa senza leggere è un piccolo pezzo di sovranità che cediamo.

Per questo il libro di Carlo Focarelli non si limita a spiegare il presente: invita il lettore a interrogarsi sul futuro che sta contribuendo a costruire.

Ed è proprio questa capacità di trasformare una materia apparentemente tecnica in una questione di libertà civile che rende il volume una lettura necessaria, non soltanto per giuristi e operatori del diritto, ma per chiunque voglia continuare a essere una persona prima ancora che un profilo digitale.

Buona lettura

 

Vincenzo Candido Renna

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