C’è una convinzione ancora molto diffusa nelle imprese: la continuità operativa sarebbe un tema “tecnico”, da affrontare solo quando serve (o quando succede qualcosa).
Un attacco informatico, un guasto critico, l’indisponibilità improvvisa di un fornitore chiave, un’interruzione della logistica, un’emergenza che blocca sistemi e persone.
Il problema è che oggi, sempre più spesso, l’interruzione non produce solo perdite economiche e operative. Produce anche domande scomode: l’azienda era organizzata per reggere l’evento? La governance aveva previsto i rischi? Gli assetti erano davvero “adeguati” o solo formalmente dichiarati?
E quando la risposta è incerta, l’ansia diventa concreta: perché ciò che prima era “solo un imprevisto”, può trasformarsi in un tema di responsabilità.
È proprio su questo punto che si inserisce l’approfondimento pubblicato su NT+ Diritto – Norme & Tributi de Il Sole 24 Ore, a firma degli:
- Vincenzo Candido Renna, Avvocato partner sole 24 ore e Compliance and Ethics specialist
- Laura Spano, Compliance and Sustainability Specialist
dedicato a un tema destinato a incidere sempre di più sulla vita delle imprese: ISO 22301:2019 e il suo ruolo, spesso sottovalutato, nella costruzione degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
L’articolo completo è disponibile qui: ISO 22301: la soft law che rivoluziona gli adeguati assetti aziendali – NT+ Diritto
Perché ISO 22301 è molto più di una “certificazione”
ISO 22301 è lo standard internazionale per i Sistemi di Gestione della Continuità Operativa (Business Continuity Management System – BCMS). Tecnicamente è una “norma volontaria”. Nella pratica, però, la sua forza è un’altra: è un esempio perfetto di “soft law” che produce effetti reali.
Anche senza essere “obbligatoria” per legge, ISO 22301 può diventare rilevante:
- nei contratti, quando clienti e grandi committenti la richiedono come prerequisito o come garanzia di affidabilità;
- nelle valutazioni di diligenza, perché gli standard riconosciuti possono influenzare il giudizio su quanto un’impresa fosse (o non fosse) organizzata in modo ragionevole;
nei percorsi di compliance e governance, soprattutto quando l’azienda lavora già con sistemi strutturati o con modelli organizzativi.
Il punto, in altre parole, non è “avere un bollino”. È poter dimostrare, con metodo, che l’impresa ha identificato le attività critiche, misurato gli impatti, valutato i rischi e predisposto risposte concrete, verificandole nel tempo.
Adeguati assetti (art. 2086 c.c.) e continuità: dove si gioca la partita
Con la riforma collegata al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), l’art. 2086 c.c. ha reso centrale un dovere: istituire assetti adeguati anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.
E qui nasce la tensione che molte aziende sentono, ma faticano a mettere a fuoco:
se la continuità aziendale è un obiettivo da presidiare “prima”, quanto può pesare, dopo, non aver adottato strumenti seri e riconosciuti per farlo?
ISO 22301 propone un approccio strutturato e preventivo: non “si reagisce e basta”, ma si governa la resilienza. Nell’articolo su NT+ Diritto vengono richiamati elementi chiave come l’analisi dell’impatto sul business, la valutazione dei rischi, la definizione di strategie e piani, fino alle esercitazioni periodiche. Tutti aspetti che, letti con occhi giuridici, parlano la stessa lingua degli assetti adeguati: organizzazione, controllo, evidenze, miglioramento continuo.
Un tema che riguarda anche il D.Lgs. 231/2001 (e chi guida l’azienda)
Per molte imprese, la continuità operativa non è più separabile dalla compliance. L’articolo evidenzia la possibile integrazione tra ISO 22301 e i Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001, con un’idea molto concreta: evitare duplicazioni, creare sinergie, rafforzare un presidio unitario dei rischi.
Questo significa che il tema non riguarda solo l’IT o l’operations. Riguarda:
amministratori, che devono poter dimostrare scelte coerenti con l’obbligo di adeguati assetti;
organi di controllo, revisori e auditor, sempre più chiamati a valutazioni sostanziali e non meramente formali;
imprese che lavorano in filiere complesse, dove un singolo blocco operativo può generare effetti a catena, perdita di commesse e danni reputazionali.
Perché leggere l’articolo completo su NT+ Diritto
Perché chiarisce, con taglio giuridico e operativo, un passaggio decisivo: la distinzione tra hard law e soft law è sempre meno netta. E quando la resilienza diventa un parametro di affidabilità (verso clienti, assicurazioni, stakeholder e mercato), non intervenire subito è spesso la scelta più costosa.
Se ti stai chiedendo se la tua organizzazione sarebbe in grado di reggere un’interruzione critica senza trasformarla in una crisi, è il momento giusto per fare un passo concreto: valutare davvero l’adeguatezza degli assetti e la tenuta della continuità operativa, con un supporto legale competente e orientato alla sostanza.
Contattaci oggi stesso. Un confronto mirato può aiutarti a capire dove sei esposto, cosa documentare e quali scelte adottare per proteggere impresa, governance e continuità. Il primo passo verso la soluzione è più vicino di quanto pensi.
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