di Roberto Vannacci
IL MONDO AL CONTRARIO
Roberto Vannacci è un Generale italiano, oggi Eurodeputato della Lega, che è stato al centro di alcune controversie nel 2023. È stato comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore” e ha avuto una lunga carriera militare. Nel 2023, ha pubblicato un libro intitolato “Il mondo al contrario” in cui esprimeva opinioni controverse su temi come l’immigrazione, l’identità di genere e l’eguaglianza di genere. Queste opinioni sono state considerate da molti come discriminatorie e offensive. Il libro ha suscitato forti reazioni e polemiche in Italia. Il Ministero della Difesa ha condannato le sue affermazioni e Vannacci è stato rimosso dal suo incarico di presidente dell’Istituto geografico militare. Di certo il “Caso Vannacci” ha riacceso il dibattito in Italia sui limiti della libertà di espressione per chi riveste ruoli istituzionali e sulla necessità di promuovere maggiore inclusione e rispetto delle diversità.
Il volume pubblicato esattamente l’estate scorsa dal Generale Roberto Vannacci, intitolato “Il Mondo al Contrario”, ha rapidamente catturato l’attenzione del pubblico.
Questo lavoro, inizialmente passato quasi inosservato come produzione autonoma di un autore noto principalmente nell’ambito militare, ha inaspettatamente guadagnato un notevole risalto mediatico ed in breve tempo ha raggiunto le vette delle classifiche di vendita su Amazon, posizionandosi al primo posto in Italia.
Tuttavia, questo successo editoriale ha – di fatto – comportato conseguenze professionali di rilievo per il Generale da cui, però, è scaturita anche un’esposizione mediatica importante.
Infatti, la diffusione di alcune dichiarazioni estrapolate dal testo hanno suscitato una reazione vividamente critica da parte della sinistra, nonché una presa di posizione del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, esponente di spicco del partito Fratelli d’Italia.
Su X, il nuovo Twitter, il Ministro ha prontamente definito le affermazioni del Generale come “deliri personali […] che screditano l’Esercito, il Ministero della Difesa e i principi costituzionali“, annunciando l’avvio di un procedimento disciplinare.
A seguito di questi accadimenti, in tempi molto brevi, l’Esercito ha destituito il Generale dal suo incarico.
Di qui la candidatura con la Lega di Salvini per l’elezione del militare al Parlamento Europeo con un risultato personale veramente notevole.
Ma vediamo i capitoli più rilevanti de “Il mondo al contrario” così da poterci creare un’autonoma opinione sul testo e, di riflesso, sulle affermazioni di Vannacci.
Tutela ambientale
Il Generale Vannacci riconosce l’esistenza del cambiamento climatico di origine umana e ne ammette l’entità significativa, ma sostiene:
- che non si debba pronosticare un’imminente apocalisse, poiché il pianeta Terra ha sperimentato in passato mutamenti climatici ben più radicali;
- che non sia possibile risolvere la situazione attraverso politiche di decrescita economica.
Secondo il Generale, sono le società più sviluppate quelle maggiormente in grado di attuare misure ambientaliste e per questo ritiene necessario abbandonare gli atteggiamenti allarmistici alla Greta Thunberg, le visioni manichee che contrappongono la “bontà” della natura all’indole “malvagia” dell’uomo, per concentrarsi piuttosto sull’adattamento alle condizioni climatiche in evoluzione.
Vannacci dedica poi ampio spazio a sostenere, tra le altre cose, l’utilizzo di organismi geneticamente modificati. Egli approva la transizione energetica, ma ritiene che debba procedere in modo lento e graduale, senza escludere il ricorso all’energia nucleare.
Un capitolo a parte è riservato al fenomeno dell’animalismo. Vannacci critica non solo le forme più radicali, come il veganismo o l’idea di sottrarre completamente gli animali dallo sfruttamento umano, ma anche la crescente “antropomorfizzazione” degli animali domestici.
Ormai il loro numero supera di gran lunga quello dei bambini, e la spesa privata che gli italiani vi destinano è nettamente superiore a quella per l’infanzia. Viene lanciato, in tal senso, un appello per rimettere gli esseri umani al primo posto.
Immigrazione
Vannacci ritiene che le società umane si articolano attorno a elementi comuni di identità culturale e valoriale. Un popolo si riconosce in un patrimonio condiviso di tradizioni storiche, linguistiche e religiose, frutto dei sacrifici delle generazioni precedenti e confluito nelle istituzioni politiche dello Stato nazionale.
Il multiculturalismo, secondo questa prospettiva, mina tale coesione sociale introducendo valori estranei al nucleo identitario dominante. Per questo propone l’adozione di “diritti differenziati” e l’autonomia normativa di comunità interne, di modo che gli Stati siano in grado di garantire la convivenza pacifica tra gruppi etnici solo imponendo un quadro giuridico unitario.
In questa visione, l’affermazione della propria eredità culturale nazionale non equivale a disprezzo per le altre ma ad una legittima aspirazione alla prevalenza di quel patrimonio consolidato nel tempo.
L’integrazione degli immigrati dovrebbe quindi passare attraverso l’assimilazione della cultura ospitante, senza necessariamente implicazioni di natura etnica.
Tutela della sicurezza individuale
Secondo questa prospettiva, la legislazione italiana sembra privilegiare la protezione dei criminali rispetto ai cittadini onesti, come nel caso degli occupanti abusivi di abitazioni.
Si propone pertanto di valutare la legittima difesa non solo sulla base delle circostanze oggettive ma anche della percezione di pericolo che ha motivato l’azione di chi si è trovato a dover difendere se stesso.
Promozione dell’identità nazionale
Il testo rivendica un sentimento di patriottismo e deplora il fatto che in Italia l’utilizzo del termine “Patria” sia ormai desueto, mentre i suoi principali simboli – inno e bandiera nazionale – tendono a essere sempre meno visibili nella vita pubblica.
Si suggerisce quindi di reintrodurre tali elementi identitari, soprattutto nell’ambito scolastico, e di rendere più rigorosi i criteri per l’acquisizione della cittadinanza, includendo la dimostrazione di conoscenza della lingua, dell’inno, della bandiera e della storia nazionale.
Emerge in questo capitolo come l’autore ritenga che il fattore culturale sia l’elemento principale nel definire l’appartenenza nazionale.
Egli afferma correttamente che non si nasce per caso in un determinato luogo ma perché si è figli dei propri genitori, ovvero si entra a far parte, non casualmente, di una specifica stirpe.
Tuttavia, l’autore ribadisce come il modo in cui si viene educati e socializzati sia il fattore determinante: l’origine “biologica” ha rilevanza solo in quanto mezzo per trasmettere determinati valori e tradizioni.
La nazionalità, quindi, viene concepita non tanto come un dato acquisito per nascita, quanto piuttosto come il prodotto di un processo di costruzione identitaria attraverso l’educazione e l’assimilazione dei tratti culturali peculiari di una comunità.
L’aspetto etnico-genealogico assume un ruolo strumentale rispetto alla trasmissione di quei valori e simboli che definiscono l’appartenenza nazionale.
La Teoria Gender
Questo capitolo è risultato essere uno dei più controversi dell’opera e, di certo, l’autore se lo aspettava ampiamente dando conto dei dubbi che lo attanagliavano fino a quando non ha pensato ad includerlo per poter prendere palesemente posizione. E qual è la posizione controversa?
La posizione dell’autore è che l’omosessualità debba essere pienamente legittima, come ormai accade nell’epoca contemporanea ma rimanere confinata nell’ambito della sfera sessuale, senza ingerire nella sfera familiare. Il “problema” è che Vannacci si interroga sulla “normalità” e “naturalità” dell’omosessualità e del transgender.
Da un lato, egli afferma che a mero livello statistico tali orientamenti non possono essere considerati la norma ma piuttosto un’eccezione. Dall’altro, riconosce che l’omosessualità, pur essendo rara, è comunque presente in natura ma non ha un corrispondente modello familiare.
Qui si colloca la frase molto dibattuta: “Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!” – la quale, tuttavia, si limita a ribadire, in maniera piuttosto provocatoria, quanto precedentemente affermato: ossia che la normalità, nell’uomo come nella maggioranza delle specie animali, sia il legame eterosessuale e la famiglia composta da un uomo e una donna.
L’autore non mette in discussione la legittimità delle pratiche omosessuali, né il rispetto dovuto agli omosessuali e i diritti recentemente acquisiti – incluse le unioni civili.
Ciò che contesta è la pretesa di essere riconosciuti come “normalità”, ovvero equivalenti e intercambiabili con l’unione eterosessuale. Del resto, una simile equiparazione nella “normalità” implicherebbe inevitabilmente il riconoscimento paritario del matrimonio omosessuale e il diritto all’adozione di figli, questione oggettivamente dibattuta e costantemente dibattuta.
In questo capitolo più che altrove, l’autore non usa giri di parole. Denuncia e descrive meticolosamente l’azione di un gruppo di pressione volto a diffondere e normalizzare le pratiche omosessuali, con l’obiettivo finale di ottenere il riconoscimento del matrimonio e della genitorialità.
Insomma, un libro che non le manda a dire, sicuramente chiaro e senza ipocrisie ma che corre il rischio di posizionarsi su idee retrograde per il solo fatto di contestare il mainstream che appare, al Generale Vannacci, come Contrario al mondo “naturale”, talvolta inteso nell’accezione propria di “natura”, altre – come diremmo in giurisprudenza – combinato disposto tra cultura tradizionale familiare ed ambiente di crescita.
Certamente Vannacci è un conservatore, è fuor di dubbio. Ma siamo proprio certi che le tante polemiche non siano un principio di discussione dal quale partire per una visione concreta sul futuro della Nazione o, come preferisce l’autore, della Patria Italia?
Buona lettura.
Gianpaolo Santoro
