di ANTONIO SCURATI
L’autore che racconta i mostri
Antonio Scurati è uno di quegli scrittori che hanno capito una cosa semplice: per combattere i mostri della storia bisogna prima guardarli in faccia. Nato a Napoli nel 1969, cresciuto tra Venezia e Ravello, oggi milanese per scelta e docente per vocazione, Scurati ha fatto del fascismo il suo terreno di caccia letterario. Non per nostalgia – ci mancherebbe – ma per necessità. Perché i fantasmi del passato, se non li chiami per nome, prima o poi tornano a bussare alla porta del presente.
Con “M. Gli ultimi giorni dell’Europa”, terzo capitolo della sua saga dedicata a Mussolini, Scurati compie un’operazione chirurgica: apre il ventre marcio di un’epoca e ci mostra le viscere putride di chi ha trascinato l’Italia nel baratro. È un libro che fa male, come deve fare male la verità quando la si guarda senza filtri.
Il fascino perverso del potere
La storia che Scurati racconta è quella di un’Europa che si suicida per vanità. Mussolini, il protagonista di questa tragedia, non è più l’uomo della Provvidenza ma un attore che recita una parte troppo grande per lui, circondato da una corte di yes-men e yes-women che lo adulano mentre preparano la sua rovina.
C’è Galeazzo Ciano, il genero che sogna di diventare erede, e che Scurati dipinge con la precisione chirurgica di un entomologo: “il giovane presuntuoso”, “il conte genero”, un uomo che rinuncia alla propria personalità per diventare l’ombra di un’ombra. È il ritratto perfetto dell’ambizione senza sostanza, di chi crede che basti imitare il potere per possederlo.
E poi c’è Renzo Ravenna, l’ex podestà ebreo di Ferrara, che rappresenta tutto quello che il fascismo ha distrutto nella sua folle corsa verso l’abisso. Uomo onesto, efficiente, fedele alla patria anche quando la patria lo tradisce. La sua storia è un pugno nello stomaco: costretto a restituire la tessera del partito, riappunta sul risvolto della giacca le decorazioni militari conquistate in trincea. Un gesto che vale più di mille discorsi sulla dignità umana.
L’Europa che muore di paura
Il libro di Scurati non è solo la cronaca di una dittatura, ma il ritratto di un continente che perde l’anima. Le leggi razziali non nascono dal nulla: crescono nel terreno fertile della paura, dell’indifferenza, del quieto vivere di chi preferisce voltarsi dall’altra parte piuttosto che rischiare qualcosa per difendere il prossimo.
Scurati ha il coraggio di mostrarci quanto fosse fragile la civiltà europea, quanto bastasse poco per trasformare vicini in nemici, cittadini in paria, esseri umani in numeri. La storia di Angelo Fortunato Formiggini, l’editore che si getta dalla Ghirlandina di Modena per protestare contro l’infamia delle leggi razziali, è un grido di dolore che attraversa le pagine come una lama.
La banalità del male quotidiano
Quello che colpisce di più in questo libro è la normalità del male. Mussolini che sceglie l’uniforme per annunciare l’entrata in guerra come se dovesse andare a una prima teatrale. I gerarchi che si preoccupano più dell’etichetta che delle conseguenze delle loro decisioni. La macchina burocratica che procede imperturbabile verso la catastrofe.
Scurati ci ricorda che i grandi crimini della storia non nascono da grandi malvagi, ma da piccoli uomini che fanno piccole scelte sbagliate, giorno dopo giorno, fino a ritrovarsi complici di orrori inimmaginabili.
Un romanzo necessario
“M. Gli ultimi giorni dell’Europa” non è un libro che si legge per divertimento. È un libro che si deve leggere per dovere civico. Perché la storia, quando la si dimentica, ha il vizio di ripresentare il conto con gli interessi.
Scurati non romanza nulla, se non il modo di raccontare. Ogni episodio, ogni dialogo, ogni gesto è documentato negli archivi della storia. È questo che rende il libro ancora più terrificante: sapere che tutto quello che leggiamo è realmente accaduto, che quegli uomini sono esistiti davvero, che quelle scelte sono state prese davvero.
In un’epoca in cui la memoria sembra farsi sempre più corta e i populismi sempre più sfacciati, il libro di Scurati è un antidoto prezioso. Ci ricorda che la democrazia non è un diritto acquisito una volta per tutte, ma una conquista che va difesa ogni giorno.
L’Europa di cui parla Scurati non è solo quella del passato. È anche quella di oggi, quella che fatica a trovare un’anima comune, quella che troppo spesso preferisce i muri ai ponti. Per questo “Gli ultimi giorni dell’Europa” non è solo un libro di storia: è un monito per il futuro.
E forse, proprio per questo, è un libro che dovremmo leggere tutti. Prima che sia troppo tardi. Di nuovo.
Buona lettura
