FURIA

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Tempo di lettura: 3 minuti

di Andrea Martina

Andrea Martina è un giovane scrittore pugliese nato in provincia di Brindisi che attualmente vive e insegna a Modena. Ha alle spalle un’esperienza significativa nella scrittura attraverso diversi media: ha realizzato il podcast “Bartali. Una guerra in bicicletta” (finalista agli Italian Podcast Awards 2022), ha scritto sceneggiature per documentari, spot pubblicitari e spettacoli teatrali. Collabora con Treccani e Runlovers. “Furia” rappresenta il suo esordio con una grande casa editrice, la 66thand2nd, dopo quattro libri pubblicati con editori pugliesi.

 

In una Brindisi degli anni ’80 dove il contrabbando di sigarette rappresentava un’economia parallela e dove il basket era molto più di uno sport, Andrea Martina ambienta il suo potente romanzo d’esordio “Furia”, costruendo una storia che intreccia criminalità, sport e legami familiari in un noir dal ritmo serrato e dalla profonda introspezione psicologica.

Il basket gioca un ruolo fondamentale nel romanzo, incarnato nel personaggio del quindicenne Teo Furia. Per lui, questo sport rappresenta molto più di un semplice passatempo: è una via di fuga, una possibilità di riscatto, un modo per definire la propria identità al di fuori delle dinamiche familiari complicate. Teo è una promessa del basket locale e trova nel palazzetto, dove la domenica va a vedere giocare il suo idolo Claudio Malagoli, un rifugio dalle tensioni familiari e dalle tentazioni della strada. Il basket diventa metafora di disciplina, di possibilità di crescita sana in un ambiente malato, rappresentando quella che l’autore stesso, attraverso la sua esperienza personale e professionale come insegnante, considera una delle più efficaci forme di educazione e salvezza per i giovani.

La famiglia Furia è il cuore pulsante del romanzo. Il padre Silvan, meccanico con legami mai del tutto recisi con la criminalità locale, il fratello maggiore Carmine, ex pilota automobilistico attratto dalle corse clandestine, e il giovane Teo formano un triangolo di relazioni complesse, rese ancora più difficili dall’assenza della figura materna. Martina costruisce questi personaggi con grande cura, esplorando le loro motivazioni profonde e i conflitti interiori che li animano.

L’ambientazione è un personaggio a sé stante. La Brindisi degli anni ’80 viene ritratta con precisione storica e sensibilità sociologica. L’autore descrive una città dove il contrabbando di sigarette non è semplicemente un’attività criminale, ma un fenomeno sociale che coinvolge l’intera comunità, conseguenza di politiche che hanno abbandonato il Sud Italia. In questo contesto, il palazzetto dello sport diventa il luogo dove la città cerca il proprio riscatto, con l’unica squadra meridionale in Serie A1.

Il catalizzatore della trama è il ritorno di Bruno, un criminale legato al passato di Silvan, che esce di prigione dopo sei anni. Il suo arrivo, legato ai progetti di espansione della nascente Sacra Corona Unita, mette in moto una serie di eventi che costringeranno ogni membro della famiglia Furia a confrontarsi con scelte morali difficili.

Lo stile narrativo di Martina è uno dei punti di forza del romanzo. L’autore costruisce una narrazione dal ritmo incalzante che non sacrifica mai la profondità dell’analisi psicologica. La sua prosa è densa e atmosferica, capace di creare tensione anche nelle scene apparentemente più quotidiane. Il contrasto tra la luminosità del Sud Italia e le ombre della criminalità crea un’atmosfera noir particolare, dove la luce accecante del sole pugliese non fa che rendere più nette le ombre.

Particolarmente riuscita è la rappresentazione del mondo del contrabbando, raccontato attraverso gli occhi di chi l’ha vissuto come necessità più che come scelta criminale. Martina evita sia la demonizzazione sia la romanticizzazione del fenomeno, mostrandone invece la complessità sociale e umana.

Il tema dello sport, in particolare del basket per Teo e delle corse clandestine per Carmine, viene utilizzato come potente metafora delle diverse strade che si aprono davanti ai giovani. Se il basket rappresenta la possibilità di riscatto attraverso l’impegno e la disciplina, le corse illegali simboleggiano la tentazione di una via più rapida ma pericolosa verso il successo.

“Furia” è anche un romanzo sulla crescita e sulla ricerca d’identità. Attraverso il personaggio di Teo, l’autore esplora il difficile processo di maturazione in un contesto dove i confini tra giusto e sbagliato sono spesso sfumati. La sua passione per il basket diventa un’ancora di salvezza, un modo per costruirsi un’identità al di fuori delle dinamiche familiari e criminali che lo circondano.

Il romanzo eccelle nel ritrarre i conflitti generazionali e le tensioni familiari. Il rapporto tra Silvan e i suoi figli riflette il più ampio divario tra vecchie e nuove generazioni nell’Italia degli anni ’80, mentre le dinamiche tra i fratelli Teo e Carmine esplorano il tema delle scelte divergenti di fronte alle stesse circostanze difficili.

La struttura del romanzo mantiene un equilibrio perfetto tra sviluppo della trama e approfondimento dei personaggi. Martina dimostra una notevole abilità nel gestire i diversi filoni narrativi, intrecciandoli in modo naturale e convincente.

In conclusione, “Furia” è molto più di un noir ambientato nel Sud Italia. È un romanzo che parla di scelte, di legami familiari, di crescita e di riscatto. Attraverso la lente del basket e del crimine organizzato, Martina costruisce un racconto universale sulla ricerca di identità e sulla possibilità di sfuggire a un destino apparentemente già scritto. Il risultato è un’opera prima sorprendente, che conferma l’emergere di una nuova voce significativa nel panorama letterario italiano.

 

Buona lettura.

 

Vincenzo Candido Renna

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