FIAMME DAL PASSATO

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Tempo di lettura: 3 minuti

di Paolo Mieli

Dalle Braci del Novecento alle Guerre di oggi

Paolo Mieli, storico e giornalista di primo piano nel panorama culturale italiano, ha intrecciato in modo peculiare il mestiere del cronista con quello dello storico. Allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo negli anni Settanta, ha diretto alcuni dei più importanti quotidiani italiani – prima “La Stampa” (1990-1992) e poi il “Corriere della Sera” (1992-1997 e 2004-2009). Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS Libri. La sua produzione saggistica si è concentrata sul rapporto tra storia e politica, con particolare attenzione alle dinamiche del Novecento italiano ed europeo.

 

In Fiamme dal passato, Mieli propone una lettura originale del presente attraverso le lenti della storia, partendo da due grandi crisi contemporanee: l’invasione russa dell’Ucraina (febbraio 2022) e l’attacco di Hamas a Israele (ottobre 2023).

Il libro si struttura in tre grandi sezioni che esplorano rispettivamente l’eredità delle dittature fasciste e naziste, il lascito del comunismo sovietico e le sfide del presente.

La tesi centrale dell’opera è che gli incendi che minacciano oggi la stabilità dell’Occidente sono stati innescati da scintille che covavano sotto le ceneri del secolo scorso.

Mieli costruisce una narrazione complessa che collega passato e presente, identificando continuità e rotture, analogie e differenze.

Nella prima parte, dedicata all’eredità fascista e nazista, l’autore ripercorre vicende come il processo di Norimberga, il rapporto tra Benedetto Croce e il fascismo, l’impresa fiumana di D’Annunzio e la propaganda di Goebbels.

Particolarmente interessante è l’analisi del 1943 italiano, anno cruciale in cui si consumò quello che Mieli, riprendendo la tesi di Ernesto Galli della Loggia, definisce “morte della patria”.

La seconda sezione esplora l’eredità del comunismo sovietico, dalla rivalutazione putiniana dei “russi bianchi” alla gestione della memoria di Lenin, dall’ascesa dei bolscevichi al maoismo.

L’autore dedica particolare attenzione alla rivolta ungherese del 1956, primo grande momento di crisi del sistema sovietico.

La terza parte affronta le sfide del presente, dalla crisi della Democrazia cristiana al tramonto delle illusioni del secondo dopoguerra, dal senso perduto della guerra al complesso di colpa dell’Occidente.

Il libro si chiude con una lunga riflessione sulla crisi di Gaza, vista come emblema delle contraddizioni contemporanee.

Uno dei meriti principali dell’opera è la capacità di tenere insieme diversi piani temporali, mostrando come le crisi attuali affondino le loro radici in dinamiche storiche di lungo periodo.

Mieli eccelle nel decostruire luoghi comuni e semplificazioni, offrendo una lettura sfaccettata degli eventi.

Particolarmente efficace è l’analisi del rapporto tra memoria e storia.

L’autore mostra come la gestione del passato sia sempre politica, influenzando profondamente il presente. Lo si vede bene nell’uso strumentale che Putin fa della memoria della “Grande Guerra Patriottica” o nel modo in cui il dibattito sulla Shoah condiziona la discussione sul conflitto israelo-palestinese.

Il libro offre anche una riflessione profonda sulla crisi dell’Occidente, evidenziando come questa non sia solo geopolitica ma anche culturale e morale.

L’autore individua nel “complesso di colpa” occidentale uno dei fattori che hanno indebolito la capacità di risposta alle sfide contemporanee.

La narrazione di Mieli è supportata da un impressionante apparato di fonti e riferimenti bibliografici.

03L’autore dialoga con una vasta letteratura storica e politologica, dalla quale emerge non solo come studioso ma anche come protagonista di molte delle vicende narrate.

Il libro presenta anche alcuni limiti.

A volte la molteplicità dei temi trattati rischia di far perdere il filo conduttore principale. Inoltre, alcune interpretazioni appaiono forse troppo influenzate dalla prospettiva personale dell’autore, soprattutto quando affronta temi di stretta attualità.

Tuttavia, questi limiti non compromettono il valore complessivo dell’opera.

Fiamme dal passato si configura come un importante contributo alla comprensione del nostro tempo attraverso le chiavi interpretative della storia.

Il libro dimostra come la conoscenza del passato sia fondamentale per orientarsi nel presente.

La metafora delle “fiamme” che dà il titolo al volume si rivela particolarmente efficace: come un incendio può rimanere latente sotto la cenere per poi divampare improvvisamente, così le tensioni irrisolte del Novecento continuano a condizionare il presente, esplodendo in momenti di crisi.

L’opera si distingue anche per lo stile narrativo, che unisce il rigore dello storico alla vivacità del giornalista.

Mieli riesce a rendere accessibili temi complessi senza banalizzarli, mantenendo un equilibrio tra profondità analitica e chiarezza espositiva.

In conclusione, Fiamme dal passato rappresenta un contributo significativo alla comprensione delle crisi contemporanee attraverso la lente della storia.

Il libro dimostra come il mestiere dello storico sia fondamentale per interpretare il presente, offrendo strumenti concettuali per orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.

La capacità di Mieli di intrecciare passato e presente, unita alla sua vasta conoscenza storica e alla sua esperienza giornalistica, rende quest’opera un riferimento importante per chiunque voglia comprendere le radici profonde delle tensioni che attraversano il nostro tempo.

Buona lettura

 

Vincenzo Candido Renna

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