di Alessandra Peluso
AZZARDI DELL’IO
Alessandra Peluso, filosofa, dottore di ricerca in Scienze bioetiche-giuridiche, saggista. Di poesia ha pubblicato: Canto d’Anima Amante (2010), Ritorno Sorgente (2013), Sul Boxer del Nonno verso la Poesia (2016), Subbuglio (2020).
La poesia, intesa come costruzione formale di significanti, di segni parlanti, esiste come tale proprio perché non può essere ridotta ai suoi significati. È possibile leggere una poesia cercando di coglierne il significato, ma non è questo a darle vita. La poesia possiede una dimensione sensuale e corporea che sfugge al significato, inteso in senso stretto. È l’eccesso del significante che conferisce alla poesia una consistenza concreta.
Una cosa non può essere semplicemente letta. La poesia, in quanto cosa, resiste a una lettura che si limiti a consumare senso ed emozioni, come accade con i gialli o con i romanzi più accessibili. Quella è una lettura che mira a svelare, quasi a denudare il testo. È una lettura pornografica. La poesia, invece, sfugge a ogni “soddisfazione romanzesca” e a qualsiasi forma di consumo. A una lettura pornografica si contrappone una lettura erotica, che indugia sul testo come se fosse un corpo, una cosa. Le poesie non si accordano con la nostra era pornografica e consumistica. Proprio per questo motivo, oggi quasi non le leggiamo più.
Salvati da un quasi e dalle poesie di Alessandra Peluso.
“Lasciami morire
nell’estasi di un incontro
di anime vulnerabili
da corpi nudi (…)”
La scrittura di Peluso si caratterizza per una trama di pensieri che spesso prevalgono sull’accento lirico, creando un discorso profondamente intrecciato con la riflessione filosofica. Già dal titolo, “Azzardi dell’io”, si intuiscono il contenuto e il tono delle poesie, che esplorano le sfide dell’esistenza, dell’amore e delle relazioni umane. Questi “azzardi” rappresentano le imprevedibili vicissitudini dell’io, come il tradimento e il fallimento, ma anche la speranza e la gioia che possono sorgere in modo inaspettato.
“Non pratico la grammatica della cattiveria
non ne conosco la sintassi,
d’altro canto mi esercito quotidie sull’amore:
ha parole buone l’amore,
non ti fa dormire (…)”
La poesia di Peluso oscilla tra la gioia epicurea del vivere e la consapevolezza dell’irraggiungibilità di un piacere puro, esprimendo un amore che è insieme salvezza e tormento. Si tratta di un amore complesso, che viene analizzato e ruminato, quasi scomposto dal pensiero, rivelando un io poetico che è un cuore pensante, intrappolato in un labirinto di emozioni e riflessioni.
La raccolta di Peluso richiede una lettura attenta e ripetuta, poiché la forte componente speculativa può inizialmente apparire oscura, ma svela profonde sfumature e connessioni ad ogni rilettura. Citando Patrizia Valduga e Patrizia Cavalli nell’esergo, la poetessa si discosta però dallo stile più audace delle sue influenze, preferendo un linguaggio sommesso, quasi pudico, che riflette la sua personalità e il suo approccio alla poesia.
Le poesie di “Azzardi dell’io” sono numerate con cifre romane e non hanno titoli, una scelta stilistica che incoraggia il lettore a tracciare un proprio percorso interpretativo. Alcune poesie iniziano con la lettera minuscola, suggerendo un discorso che si interrompe e riprende, evidenziando la ciclicità dei temi trattati, soprattutto quello dell’amore.
Nelle poesie di Peluso si ritrovano la donna, la filosofa, l’insegnante, ma soprattutto una persona che, nonostante ferite e delusioni, continua a lottare per ciò in cui crede. Il cammino descritto nei suoi versi è accidentato, costellato di sorrisi e lacrime, in cui la razionalità si ammorbidisce sotto il tocco dell’emozione.
La raccolta esplora temi universali come l’amore, la morte, la guerra e il tradimento, sondando le contraddizioni della natura umana, divisa tra mente e cuore. Le sue poesie sono respiri affannosi, espressioni di un’anima in cerca di libertà, pur consapevole del dolore che tale libertà può comportare.
In definitiva, “Azzardi dell’io” è un’opera che si propone come un manifesto, delineando con eleganza e determinazione il cammino di una donna che, nonostante tutto, mantiene occhi e cuore aperti di fronte alle sfide della vita.
Se la strada della felicità non è asfaltata, i versi di Alessandra Peluso ci forniscono le lenti per poterla immaginare.
“Permettere all’immaginazione di fare viaggi di andata e ritorno, prima di approdare in stazioni sconosciute” è una missione pienamente compiuta.
Buon viaggio!
