di Sergio Rizzo
Sergio Rizzo è un giornalista e scrittore italiano: a lungo firma del «Corriere della Sera», poi vicedirettore di «Repubblica», oggi collabora con «Milano Finanza» e «L’Espresso». È autore di numerosi bestseller, tra cui La casta (con Gian Antonio Stella, 2007), e di libri recenti come Riprendiamoci lo Stato (con Tito Boeri, 2020) e, per Solferino, Potere assoluto (2022), Il Titanic delle pensioni (2023) e Io so’ io (2024).
C’è un’Italia che somiglia alle mappe disegnate troppo in fretta: la carta sembra completa, ma appena ci cammini sopra ti accorgi che mancano strade, ponti, e a volte perfino la direzione del vento.
In 2027. Fuga dalla democrazia, Sergio Rizzo costruisce una di queste Italie possibili – futuribile, sì, ma con la stessa inquietante consistenza di un notiziario letto al contrario, dove il domani è solo l’oggi portato alle estreme conseguenze.
Il romanzo comincia con una sparizione: il presidente del Consiglio svanisce, e con lui sembra svanire anche l’abitudine più semplice che un popolo possa avere – quella di presentarsi alle urne. Piove, piove come se il cielo avesse deciso di fare politica al posto dei cittadini, e l’astensionismo diventa un fenomeno quasi metafisico: non un gesto, ma un vuoto.
La democrazia non viene abbattuta: viene lasciata sola, come un palazzo illuminato in cui nessuno entra più.
Rizzo scrive con un’ironia che ricorda certe favole morali: non moralizza, ma lascia che siano gli eventi a mostrare la loro logica interna, come un congegno che funziona benissimo – fino al momento in cui funziona troppo. Il potere, qui, non si impone con un colpo di Stato; prende la forma più moderna e più subdola: l’emergenza permanente, la “normalità” amministrata, la paura che diventa procedura. Il risultato è una “democratura”, parola che suona come un ossimoro e invece è un destino.
E poi c’è il personaggio che rompe la simmetria: un capitano della guardia costiera, immigrato albanese naturalizzato, uomo d’ordine attraversato da una crisi di coscienza. In un paese dove tutto scivola verso la caricatura – complotti, propaganda, decreti, europei indignati e cittadini invisibili – la sua figura è la crepa umana nella muraglia del meccanismo.
È lui che ricorda che anche la Storia, ogni tanto, dipende da un gesto personale: piccolo, ma decisivo.
2027 è un romanzo che si legge come si guarda un temporale arrivare: con quella sensazione che l’aria sia già cambiata prima ancora che cada la pioggia. E quando l’ultima pagina ti lascia in mano la previsione, non sai più distinguere se hai appena finito una distopia – o un promemoria.
Buona lettura.
