L’AFFARE DELLA COLLANA – Legal thriller Etc.

Condividi questo articolo:

Tempo di lettura: 7 minuti

 

Intrigo a corte: la recensione de L’Affare della Collana

Il dramma storico ha spesso cercato di catturare il respiro affannoso della Francia che scivolava verso la ghigliottina, ma pochi film lo hanno fatto con il piglio procedurale e legale di questa pellicola firmata da Charles Shyer nel 2001.

L’Affare della Collana ci proietta in un Settecento lussurioso e decadente, dove il prestigio è l’unica valuta che conta davvero.

La pellicola tenta di riabilitare la figura di Jeanne de Valois-Saint-Rémy, una donna determinata a riprendersi il proprio rango sociale attraverso un inganno talmente audace da scuotere le fondamenta del trono di Maria Antonietta.

Tra parrucche incipriate e intrighi di corridoio, il regista confeziona un prodotto che mescola il genere “heist movie” in costume con il dramma giudiziario, regalandoci uno sguardo insolito su uno dei più grandi scandali della storia francese.

 

Un cast tra premi Oscar e carisma britannico

Il cuore pulsante del film è senza dubbio Hilary Swank, che qui si cimenta con il suo primo grande ruolo in costume dopo aver sconvolto il mondo e vinto l’Oscar con Boys Don’t Cry.

La Swank, nota per la sua incredibile dedizione fisica e per la capacità di trasformarsi radicalmente, porta sullo schermo una Jeanne de la Motte che possiede una determinazione quasi mascolina e una fragilità nobiliare costante.

La sua biografia ci insegna che non è nuova alle sfide impossibili, essendo cresciuta in un parcheggio per roulotte prima di scalare l’Olimpo di Hollywood, un percorso che curiosamente rispecchia la fame di ascesa sociale del suo personaggio.

Accanto a lei brilla il talento intramontabile di Jonathan Pryce nel ruolo del Cardinale di Rohan.

Pryce, attore di formazione scespiriana e indimenticabile protagonista di Brazil, infonde al prelato una miscela perfetta di ambizione smodata e ingenuità senile.

La sua presenza scenica è magnetica e carica di quel sottile umorismo britannico che rende il Cardinale un uomo quasi patetico nella sua brama di favore reale.

Christopher Walken interpreta il Conte di Cagliostro con la sua solita, inquietante e meravigliosa stravaganza.

Walken, che ha costruito una carriera su personaggi eccentrici e sguardi vitrei, qui sembra divertirsi immensamente nel ruolo dell’alchimista e mistico che aleggia come un’ombra sinistra sulla vicenda.

La sua recitazione è, come sempre, fuori dagli schemi e aggiunge una nota quasi soprannaturale a un contesto altrimenti molto terreno.

Adrien Brody, prima del trionfo mondiale con Il Pianista, interpreta Nicolas de la Motte, il marito complice di Jeanne.

Brody porta sul set quel volto malinconico e affilato che lo ha reso un’icona del cinema d’autore, regalando al personaggio una profondità che va oltre la semplice spalla criminale.

Non possiamo dimenticare Simon Baker, nel ruolo dell’amante e complice Rétaux de Villette, che con il suo fascino solare bilancia le ombre del resto del cast.

Joely Richardson, figlia d’arte di Vanessa Redgrave, presta il volto a una Maria Antonietta algida e distante, catturando perfettamente l’isolamento di una sovrana ormai scollegata dal suo popolo.

Il cast è completato da Brian Cox, un veterano del cinema britannico che funge da narratore e guida morale, offrendo una performance solida e autorevole come solo lui sa fare.

 

La trama: un inganno monumentale ai piedi del trono

La vicenda si apre con il trauma infantile di Jeanne de Valois, che assiste impotente alla distruzione della sua casa e all’espropriazione dei titoli di famiglia da parte della corona francese.

Ormai adulta e priva di mezzi, la donna non cerca vendetta nel sangue ma nella legittimazione legale e sociale.

Il suo unico obiettivo è rientrare in possesso della dimora di famiglia a Fontette.

Per farlo, Jeanne si muove tra le pieghe di una corte di Versailles che sembra un labirinto di specchi e inganni.

Nonostante i suoi sforzi per essere ricevuta ufficialmente dalla regina Maria Antonietta, Jeanne viene costantemente respinta, finché non comprende che l’unica via per il successo è la manipolazione dei desideri altrui.

Ella individua nel Cardinale di Rohan l’anello debole della catena: l’uomo è caduto in disgrazia presso la sovrana e farebbe qualunque cosa pur di recuperare il suo favore e diventare Primo Ministro.

Jeanne tesse una tela di ragno magistrale, facendo credere al Cardinale di essere l’intermediaria segreta della Regina.

Attraverso lettere contraffatte e un incontro notturno nei giardini di Versailles con una prostituta somigliante alla sovrana, convince Rohan ad acquistare per conto di Maria Antonietta una collana di diamanti dal valore inestimabile, composta da ben 647 gemme.

Jeanne afferma con voce ferma e manipolatrice che “il diritto di nascita non è un privilegio, è una verità che il tempo non può cancellare”, sottolineando la sua ossessione per il rango perduto.

Il Cardinale, accecato dall’ambizione, consegna il gioiello a Jeanne credendo che finirà sul collo della Regina.

In realtà, la collana viene smembrata e i diamanti venduti sul mercato nero di Londra da Nicolas de la Motte e Rétaux de Villette.

L’inganno crolla quando i gioiellieri della corona chiedono il pagamento direttamente alla Regina, la quale cade dalle nuvole non avendo mai ordinato né ricevuto l’oggetto.

Lo scandalo esplode con una violenza inaudita, portando all’arresto dei protagonisti.

Durante il processo pubblico, Jeanne difende la propria posizione con una foga quasi teatrale, dichiarando davanti ai giudici che “la giustizia in Francia è un abito su misura per i re, ma io intendo scucirne ogni singola asola”.

La trama si snoda quindi come un serrato legal drama dove la reputazione della monarchia viene trascinata nel fango, diventando involontariamente il catalizzatore della rabbia popolare che pochi anni dopo porterà alla presa della Bastiglia.

Il film si chiude con l’amaro sapore di una vittoria personale che si trasforma nel prelato di una tragedia nazionale.

 

Produzione e curiosità: ricostruire la magnificenza di Versailles

La produzione de L’Affare della Collana è stata un’impresa titanica che ha mirato a restituire allo spettatore l’opulenza soffocante della Francia del 1780.

Per ricreare gli interni di Versailles e delle altre dimore nobiliari, la troupe ha viaggiato tra la Francia e la Repubblica Ceca, utilizzando location storiche autentiche che potessero trasmettere il peso dei secoli.

Una delle sfide maggiori è stata la creazione della collana stessa.

Il gioiello originale, creato dai gioiellieri Boehmer e Bassenge, era considerato il più costoso del mondo all’epoca.

La produzione ha dovuto commissionare una replica fedele che fosse credibile sotto le luci della macchina da presa, un pezzo d’artigianato che è diventato quasi un personaggio a sé stante all’interno della narrazione.

Un aspetto curioso riguarda la scelta stilistica del regista Charles Shyer, solitamente associato a commedie brillanti come Il padre della sposa.

Il suo approccio al dramma storico è stato accolto con sorpresa, poiché ha deciso di girare il film con un ritmo moderno, quasi da thriller contemporaneo, evitando le lungaggini tipiche dei biopic tradizionali.

Anche i costumi, curati dalla premio Oscar Milena Canonero, sono un capolavoro di accuratezza storica misto a una visione artistica che enfatizza i caratteri dei personaggi.

La Swank, ad esempio, indossa abiti che diventano progressivamente più ricchi man mano che il suo inganno ha successo, ma che conservano sempre un dettaglio di rottura, a simboleggiare la sua natura di outsider che si maschera da aristocratica.

 

La critica cinematografica italiana: tra sfarzo e freddezza

La critica cinematografica italiana ha accolto la pellicola con un misto di ammirazione per la ricostruzione estetica e qualche riserva sulla profondità emotiva del racconto.

Molti hanno sottolineato come il film sembri più interessato alla meccanica del raggiro che non all’anima dei suoi protagonisti.

“Il film di Shyer è una macchina scenica inappuntabile, capace di restituire il profumo della polvere di riso e l’odore del fango, ma fatica a trovare il battito del cuore sotto i corsetti troppo stretti” scriveva Tullio Kezich sul Corriere della Sera, evidenziando una certa rigidità nella narrazione.

In effetti, l’ossessione per il dettaglio storico sembra a tratti soffocare la recitazione, rendendo il tutto splendido da guardare ma talvolta difficile da sentire.

D’altra parte, non sono mancati gli elogi per l’interpretazione dei comprimari, in particolare per Walken e Pryce.

Lietta Tornabuoni, dalle colonne de La Stampa, osservava con il suo consueto acume che “mentre Hilary Swank combatte una battaglia personale di dignità con una grinta quasi hollywoodiana, sono i volti di contorno a regalare i momenti di vero cinema, trasformando un fatto di cronaca storica in una farsa grottesca e inquietante”.

Questo contrasto tra l’approccio serio della protagonista e quello più istrionico dei comprimari è stato oggetto di dibattito: per alcuni un limite di coerenza, per altri un riflesso fedele delle contraddizioni di un’epoca al tramonto.

Un altro punto toccato frequentemente dai critici nostrani è stato il parallelismo con l’attualità del potere e degli scandali mediatici.

Roberto Nepoti, su La Repubblica, ha notato come “L’Affare della Collana funzioni quasi come un manuale di comunicazione politica ante litteram, dove la percezione della realtà conta molto più della realtà stessa, anticipando di secoli la nostra moderna ossessione per l’immagine pubblica”.

Questa lettura sociologica ha dato al film una dignità che va oltre il semplice intrattenimento di lusso, elevandolo a riflessione sulla fragilità delle istituzioni quando vengono attaccate sul piano della moralità e del decoro.

 

Valutazione finale: un gioiello che brilla a metà

Valutazione media dei siti di recensioni: 3 stelle su 5

L’Affare della Collana è un film che merita una visione attenta, soprattutto per chi ama la storia e le ricostruzioni d’epoca eseguite con perizia artigianale.

Il voto di tre stelle riflette perfettamente l’equilibrio tra i pregi tecnici indiscutibili e una sceneggiatura che a tratti manca di quella scintilla necessaria a renderlo un capolavoro immortale.

La direzione di Shyer è solida ma forse troppo convenzionale per un materiale così esplosivo.

Il film ha il merito di raccontare un evento storico fondamentale senza annoiare, mantenendo un ritmo costante che guida lo spettatore attraverso le tappe del processo e dell’inganno.

Le motivazioni di questa valutazione risiedono principalmente nella performance di Hilary Swank.

Sebbene sia un’attrice di immenso talento, qui sembra a tratti fuori posto in un contesto europeo così antico, con una recitazione che appare troppo moderna rispetto al mondo che la circonda.

Tuttavia, la presenza di attori del calibro di Christopher Walken e Jonathan Pryce eleva ogni scena in cui appaiono, giustificando da sola la visione del film.

La bellezza visiva, tra scenografie sontuose e costumi da sogno, compensa alcune lacune narrative e rende la pellicola un’esperienza estetica appagante.

In conclusione, è un’opera onesta, un dramma storico ben confezionato che però non riesce a incidere profondamente nella memoria cinematografica collettiva come altri titoli del genere.

 

P.S. Dove vederlo legalmente in streaming? Il film è facilmente accessibile in streaming legale completo in italiano tramite diverse piattaforme, tra cui Amazon Prime Video, NOW, Chili, TIMVISION, Rakuten TV, Sky on Demand, Google Play, Microsoft Store, iTunes e PlayStation Store. Ogni piattaforma offre opzioni diverse, tra cui abbonamento, noleggio o acquisto, con prezzi variabili per le versioni SD, HD e 4K. Inoltre, è possibile scegliere tra audio e sottotitoli in italiano (ITA) e inglese (ENG) per una migliore esperienza di visione.

Contatta
il nostro studio.

Iscriviti al canale YouTube

Seguici sui Social:

Altri articoli della stessa categoria:

LE TUE PRATICHE dove vuoi quando puoi