LA GIUSTA CAUSA – Legal thriller Etc.

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Benvenuti alla Rubrica “LEGAL THRILLER ETC.” ️‍♂️‍⚖️, dove “Law & Popcorn” – Giustizia e Divertimento si fondono!

Ci sono figure storiche che sembrano nate per essere proiettate su uno schermo rettangolare di dieci metri, e Ruth Bader Ginsburg, la “Notorious RBG”, appartiene di diritto a questo olimpo.

Il film diretto da Mimi Leder nel 2018 non cerca la sperimentazione visiva d’avanguardia né la destrutturazione del genere biopic, ma si siede compostamente tra i banchi di un’aula di tribunale per raccontare la genesi di un’icona.

È un’opera che profuma di legal drama classico, quello dove la parola pesa più del gesto e dove il ritmo è scandito dal fruscio delle toghe.

Con un approccio che oscilla tra l’agiografia sentita e il racconto di formazione civile, la pellicola ci invita a osservare come una minuta studentessa di Harvard sia riuscita a scardinare secoli di pregiudizi legali, ricordandoci che il diritto non è un monolite immutabile, ma un organismo vivo che deve respirare l’aria del proprio tempo per non soffocare nella polvere del passato.

 

Cast

La scelta di Felicity Jones per interpretare Ruth Bader Ginsburg è stata oggetto di discussioni animate, ma l’attrice britannica, già candidata all’Oscar per La teoria del tutto, riesce a infondere al personaggio una determinazione vibrante che sopperisce a una somiglianza fisica non esattamente millimetrica.

Jones, che per prepararsi al ruolo ha studiato meticolosamente i video d’archivio della giudice per catturarne l’accento di Brooklyn e la postura, dimostra qui una maturità artistica notevole. Al suo fianco troviamo Armie Hammer nel ruolo del marito, Martin Ginsburg.

Hammer, attore dalla fisicità imponente che abbiamo imparato ad apprezzare in Chiamami col tuo nome, interpreta un uomo che per l’epoca era un vero pioniere del femminismo domestico, un compagno di vita che non temeva di stare un passo indietro o, meglio, accanto a una donna straordinaria.

Una curiosità interessante riguarda proprio Hammer: pare che per interpretare Martin abbia dovuto imparare a cucinare davvero, poiché il vero Martin Ginsburg era un rinomato chef amatoriale nella vita privata. Il cast di supporto è un piccolo tesoro di talenti veterani.

Justin Theroux presta il suo volto spigoloso a Mel Wulf, il direttore legale dell’ACLU, portando quel tocco di cinismo pragmatico necessario a bilanciare l’idealismo della protagonista.

Kathy Bates, una leggenda che non ha bisogno di presentazioni e che vanta un Oscar per Misery non deve morire, interpreta Dorothy Kenyon con la solita, debordante personalità, incarnando la vecchia guardia dell’attivismo che guarda con scetticismo ma alla fine con rispetto alla nuova linfa.

Non va dimenticato Sam Waterston nel ruolo dell’antagonista istituzionale Erwin Griswold; Waterston è un volto storico del legal drama televisivo grazie a Law & Order, e qui presta la sua gravitas a un sistema che cerca disperatamente di mantenere lo status quo.

Infine, la giovane Cailee Spaeny, che interpreta la figlia Jane, rappresenta il ponte generazionale, colei che spinge la madre a non combattere solo nei libri, ma anche nelle piazze.

Il cast, nel suo insieme, funziona come un’orchestra ben oliata dove nessuno cerca di sovrastare l’altro, creando un tappeto umano credibile per una storia che fa dell’empatia il suo motore principale.

La trama

La narrazione si apre nel 1956, mostrandoci una marea di abiti scuri maschili che inonda il campus di Harvard, interrotta solo dalla figura minuta di Ruth in un vestito azzurro.

È una delle pochissime donne ammesse alla facoltà di legge, costretta a subire l’umiliazione di cene ufficiali in cui il rettore chiede alle studentesse perché occupino un posto che potrebbe appartenere a un uomo.

Nonostante l’eccellenza accademica, dopo la laurea Ruth si scontra con una realtà lavorativa che le sbatte le porte in faccia: per gli studi legali di New York è troppo radicale, o semplicemente una distrazione per i colleghi maschi.

Si ritrova così a insegnare diritto, finché il marito Martin, brillante avvocato fiscalista, non le sottopone un caso apparentemente minore ma rivoluzionario: il caso Moritz contro il Commissario del fisco.

Un uomo, Charles Moritz, si è visto negare una deduzione fiscale per l’assistenza infermieristica alla madre anziana solo perché celibe, una detrazione che per legge spettava solo a donne, vedovi o uomini divorziati.

Ruth intuisce il paradosso: per abbattere le discriminazioni contro le donne, deve vincere un caso di discriminazione contro un uomo. La battaglia legale diventa il cuore pulsante del film, culminando in un’arringa finale dove Ruth sfida i giudici a guardare fuori dalle finestre.

Memorabile è il passaggio in cui, con voce ferma, dichiara: “La parola ‘donna’ non compare nemmeno una volta nella Costituzione degli Stati Uniti. Nemmeno la parola ‘uomo’, se è per questo”.

La trama si dipana seguendo la costruzione minuziosa della memoria difensiva, tra notti insonni e scontri generazionali con la figlia Jane, che le rinfaccia un attivismo troppo accademico e poco coraggioso.

Il climax si raggiunge nella Corte d’Appello del Decimo Circuito, dove Ruth deve convincere tre giudici anziani e conservatori che le tradizioni non sono necessariamente leggi.

In un momento di pura tensione drammatica, ella afferma: “La Corte non dovrebbe essere influenzata dal clima della giornata, ma dal clima dell’epoca”, trasformando un banale contenzioso fiscale nel grimaldello per scardinare centinaia di leggi discriminatorie fondate sul genere, segnando l’inizio della sua leggendaria ascesa verso la Corte Suprema.

Critica cinematografica

La critica cinematografica ha accolto il lavoro di Mimi Leder con una generale approvazione, pur sottolineando una certa rigidità nella struttura narrativa che talvolta scivola nel didascalico.

Si tratta di un cinema civile che predilige la chiarezza del messaggio rispetto all’azzardo stilistico, una scelta che però permette alla forza della storia vera di emergere senza troppi filtri.

In Italia, la ricezione è stata calorosa, riconoscendo al film il merito di aver reso accessibile una materia complessa come il diritto costituzionale americano.

Molti hanno lodato la capacità della regista di rendere avvincente un processo basato su tecnicismi fiscali, trasformando i codici in armi di liberazione sociale.

Tuttavia, non sono mancate osservazioni sulla natura un po’ troppo patinata della ricostruzione storica. Il critico Paolo Mereghetti, dalle colonne del Corriere della Sera, ha notato come il film tenda a semplificare la complessità della figura della Ginsburg: “Il film di Mimi Leder sceglie la strada del biopic più tradizionale e un po’ agiografico, capace di trasformare una battaglia legale in un’avventura dello spirito ma senza troppe sfumature psicologiche”.

Sulla stessa linea, ma con un’attenzione particolare alla recitazione, si è espresso Fabio Ferzetti su L’Espresso, scrivendo: “Felicity Jones è brava, concentrata, credibile, anche se il film attorno a lei sembra procedere sui binari troppo sicuri di una sceneggiatura che non vuole rischiare nulla”.

Un’analisi interessante è arrivata anche dal portale ComingSoon.it, dove Federico Gironi ha evidenziato la natura pedagogica dell’opera: “Una giusta causa è un film che non cerca la verità assoluta ma l’ispirazione necessaria per il presente, parlando alle nuove generazioni con un linguaggio forse convenzionale ma innegabilmente efficace”.

Altri critici hanno invece apprezzato proprio questa classicità, vedendovi un richiamo al cinema di Frank Capra, dove l’individuo onesto combatte contro le istituzioni corrotte o miopi.

Roberto Nepoti su La Repubblica ha sottolineato come la pellicola riesca nel difficile compito di non annoiare: “Nonostante la materia giuridica possa apparire ostica, la regia di Leder mantiene un ritmo serrato, puntando tutto sull’emozione dell’argomentazione logica”.

In definitiva, la critica concorda nel definire il film come un’opera necessaria e solida, che pur senza riscrivere le regole del cinema, onora degnamente colei che ha riscritto le regole della società americana.

La valutazione finale

Valutazione media dei siti di recensioni: 3.5 su 5 stelle

Una Giusta Causa è un film che vince la sua causa non per originalità visiva, ma per la potenza intrinseca del suo messaggio e la solidità delle interpretazioni.

È un prodotto che si colloca perfettamente in quella fascia di cinema “di mezzo”, capace di istruire senza annoiare e di emozionare senza scadere nel patetismo eccessivo.

La mia valutazione si attesta sulle 3.5 stelle proprio perché, se da un lato il film è impeccabile nella sua ricostruzione e nel trasmettere l’urgenza della lotta per la parità, dall’altro pecca di un eccessivo ottimismo hollywoodiano che talvolta smussa gli angoli più complessi della realtà storica.

La bellezza del film risiede nel mostrare che il cambiamento non avviene per miracolo, ma attraverso un lavoro faticoso, metodico e collettivo.

È un inno alla competenza, dote oggi troppo spesso sottovalutata. La regia di Mimi Leder è invisibile ma efficace, mettendo sempre la macchina da presa al servizio degli attori.

Felicity Jones e Armie Hammer creano un’alchimia domestica che è il vero cuore pulsante del film: vedere un matrimonio basato sul rispetto intellettuale reciproco è forse più rivoluzionario di qualsiasi arringa in tribunale.

In conclusione, consiglio caldamente la visione a chiunque cerchi una storia che sappia ridare fiducia nelle istituzioni e nel potere della ragione, pur con la consapevolezza che si sta assistendo a una versione romanzata e semplificata di una delle menti più brillanti del ventesimo secolo.

È un film che lascia lo spettatore con la voglia di approfondire, di leggere, di conoscere meglio Ruth Bader Ginsburg, e questo è forse il più grande successo che un biopic possa ottenere.

Non è un capolavoro assoluto della cinematografia mondiale, ma è un eccellente esempio di narrazione civile che merita un posto d’onore nella propria cineteca personale, specialmente in un’epoca in cui i diritti acquisiti sembrano tornare a essere messi in discussione.

 

P.S. Dove vederlo legalmente in streaming? Il film è facilmente accessibile in streaming legale completo in italiano tramite diverse piattaforme, tra cui Amazon Prime Video, NOW, Chili, TIMVISION, Rakuten TV, Sky on Demand, Google Play, Microsoft Store, iTunes e PlayStation Store. Ogni piattaforma offre opzioni diverse, tra cui abbonamento, noleggio o acquisto, con prezzi variabili per le versioni SD, HD e 4K. Inoltre, è possibile scegliere tra audio e sottotitoli in italiano (ITA) e inglese (ENG) per una migliore esperienza di visione.

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