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Raccontare Cosa Nostra senza scivolare nel santino agiografico o nel poliziesco di genere è un’impresa che ha fatto tremare i polsi a molti, ma non a Marco Bellocchio.
Con Il Traditore, il maestro bobbiese decide di affrontare il mostro sacro della cronaca giudiziaria italiana, Tommaso Buscetta, non per celebrarne il mito, ma per vivisezionarne l’anima scissa.
In questo affresco cupo eppure sfolgorante, la Storia con la “S” maiuscola si mescola alle nevrosi di un uomo che, nel rinnegare il proprio giuramento di sangue, rivendica paradossalmente un’integrità perduta.
Il film non è solo la cronaca di un pentimento, ma un’opera lirica sul potere, sul tradimento del tempo che passa e sulle maschere che indossiamo per sopravvivere alla nostra stessa coscienza.
Un viaggio che parte dalle spiagge di Rio de Janeiro per schiantarsi nelle aule bunker di Palermo, dove la realtà supera la finzione teatrale.
Cast
Il fulcro magnetico dell’intera operazione è Pierfrancesco Favino, la cui interpretazione di Tommaso Buscetta trascende la semplice imitazione per farsi carne e ossigeno.
Favino, che per il ruolo ha dovuto affrontare una trasformazione fisica e linguistica imponente, conferma di essere il camaleonte definitivo del nostro cinema, capace di modulare il portoghese, il siciliano e l’italiano con una naturalezza che incute quasi timore.
È interessante notare come l’attore romano abbia lavorato sulla postura di Buscetta, restituendo quell’eleganza da “boss dei due mondi” che era insieme scudo e arma.
Al suo fianco brilla un Luigi Lo Cascio in stato di grazia nei panni di Totuccio Contorno.
Lo Cascio, attore feticcio del cinema d’autore italiano dai tempi de I cento passi, qui si spoglia di ogni intellettualismo per regalarci un personaggio viscerale, quasi animalesco, la cui parlata strettissima funge da contrappunto popolare alla dignità ricercata di Buscetta.
Maria Fernanda Cândido, star della televisione brasiliana prestata al grande cinema, interpreta Maria Cristina de Guimarães con una grazia dolente, incarnando il porto sicuro ma tormentato del protagonista.
Non si può non menzionare Fabrizio Ferracane, che presta il volto a un Pippo Calò glaciale e calcolatore; l’attore siciliano, con una carriera solida tra teatro e cinema d’impegno, costruisce qui un antagonista perfetto, speculare a Buscetta nella sua immobilità morale.
Infine, Nicola Calì riesce nell’impresa impossibile di dare un volto umano e credibile a Totò Riina, evitando la macchietta per restituire la ferocia silenziosa del “capo dei capi”. Il cast tecnico si avvale inoltre della fotografia di Vladan Radovic e del montaggio di Francesca Calvelli, compagna di vita e d’arte di Bellocchio, che dà al film un ritmo forsennato nonostante la densità dei contenuti.
La trama
La narrazione prende il via nel 1980, durante una festa che sancisce una tregua apparente tra i vecchi boss della mafia palermitana e l’ascesa brutale dei Corleonesi.
Tommaso Buscetta avverte il puzzo del sangue imminente e decide di rifugiarsi in Brasile con la sua famiglia, cercando di godersi una ricchezza accumulata in anni di traffici.
Tuttavia, la mattanza non si ferma ai confini siciliani: i suoi figli e i suoi fratelli vengono sterminati sistematicamente da Riina e dai suoi sgherri.
Quando la polizia brasiliana lo cattura e lo tortura selvaggiamente, Buscetta comprende che non ha più una “famiglia” a cui tornare. Estradato in Italia, l’incontro con il giudice Giovanni Falcone cambia il corso della sua vita.
Non è un pentimento religioso, ma un atto di vendetta verso chi ha tradito i vecchi valori di Cosa Nostra.
In un passaggio chiave, durante un interrogatorio, Buscetta afferma con orgoglio ferito: “Io non sono un pentito, io sono stato e resto un uomo d’onore. Sono loro che hanno tradito il giuramento, non io”.
Il film si trasforma quindi in un incredibile dramma processuale all’interno del Maxi-Processo di Palermo.
Qui, le scene raggiungono vette di surrealismo documentaristico, con gli imputati nelle gabbie che urlano, simulano attacchi epilettici o si cuciono le labbra. Il confronto diretto tra Buscetta e Pippo Calò è un duello verbale da antologia, dove il protagonista deve difendere la propria verità contro chi lo accusa di essere un infame.
“Tu non ti ricordi di me, Pippo? Mi hai tenuto i figli sulle ginocchia prima di farli ammazzare” ringhia Buscetta in un momento di tensione elettrica.
La trama segue poi gli anni del programma protezione negli Stati Uniti, la strage di Capaci che segna il punto di non ritorno emotivo e il declino fisico di un uomo che, pur avendo vinto la sua battaglia giudiziaria, resta un condannato a morte che attende il suo sicario ogni volta che si chiude una porta.
Critica cinematografica
La critica italiana ha accolto Il Traditore come il vertice della maturità di Bellocchio, lodandone la capacità di unire il rigore storico a una messa in scena quasi operistica.
Paolo Mereghetti, dalle colonne del Corriere della Sera, ha sottolineato come il regista sia riuscito a evitare ogni retorica, scrivendo che “Bellocchio non cerca la verità giudiziaria, ma quella psicologica, filmando il Maxi-processo come una bizzarra opera buffa che maschera una tragedia immane”.
Questa interpretazione teatrale della giustizia è uno dei punti di forza del film, dove la legge si scontra con il folklore grottesco dei boss.
Anche Gianni Canova, su Sky Cinema, ha espresso grande ammirazione per la direzione di Favino, dichiarando che “Il film è un corpo a corpo monumentale tra un attore immenso e un personaggio che rifiuta le etichette, trasformando la delazione in un paradosso esistenziale”.
Non sono mancate riflessioni sulla struttura stessa della pellicola, che spezza il ritmo classico del biopic per avventurarsi in territori onirici, tipici del cinema bellocchiano.
Emiliano Morreale, su La Repubblica, ha osservato che “Bellocchio trasforma la cronaca in un sogno nero, dove i fantasmi delle vittime pesano più delle parole dei vivi, rendendo Il Traditore il film più politico e insieme più psicanalitico dell’anno”.
La pellicola è stata lodata per come ha saputo gestire il passaggio del tempo, mostrando l’invecchiamento di Buscetta non solo attraverso il trucco, ma attraverso una progressiva stanchezza dello sguardo.
La critica internazionale, pur meno avvezza ai dettagli della nostra cronaca, ha parimenti esaltato la capacità del film di farsi universale, trattando temi come la lealtà e l’identità che risuonano ben oltre i confini di Palermo.
La valutazione finale
Valutazione media dei siti di recensioni: 4.5 su 5 stelle
Il Traditore non è semplicemente un film sulla mafia, è un’opera totale che scava nei meccanismi del potere e della colpa.
Marco Bellocchio firma uno dei suoi lavori più accessibili eppure più stratificati, regalandoci una prospettiva inedita: quella del vinto che, per non soccombere del tutto, decide di distruggere l’altare su cui lui stesso aveva officiato.
La forza del film risiede nell’equilibrio perfetto tra la ricostruzione meticolosa e l’astrazione poetica. Pierfrancesco Favino fornisce una prova attoriale che rimarrà negli annali, portando sulle spalle l’ambiguità di un uomo che non cerca mai la simpatia del pubblico, ma ne pretende l’attenzione.
La scelta di non mostrare la violenza in modo compiacente, ma di farla percepire come un’ombra costante, eleva la pellicola sopra la media delle produzioni televisive contemporanee sul tema.
È un film che interroga la nostra storia recente con coraggio, senza offrire risposte consolatorie.
La valutazione di quattro stelle e mezza è ampiamente giustificata dalla qualità della scrittura, dalla potenza visiva delle sequenze oniriche e dalla capacità di trasformare un’aula di tribunale in un palcoscenico dove si recita la fine di un mondo.
Un’opera necessaria, dura, ironica a tratti e profondamente malinconica, che conferma Bellocchio come uno dei pochi veri giganti rimasti nel nostro panorama cinematografico.
P.S. Dove vederlo legalmente in streaming? Il film è facilmente accessibile in streaming legale completo in italiano tramite diverse piattaforme, tra cui Amazon Prime Video, NOW, Chili, TIMVISION, Rakuten TV, Sky on Demand, Google Play, Microsoft Store, iTunes e PlayStation Store. Ogni piattaforma offre opzioni diverse, tra cui abbonamento, noleggio o acquisto, con prezzi variabili per le versioni SD, HD e 4K. Inoltre, è possibile scegliere tra audio e sottotitoli in italiano (ITA) e inglese (ENG) per una migliore esperienza di visione.
