CYBERUMANESIMO

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Tempo di lettura: 4 minuti

di Marco Camisani Calzolari

Come tenere sempre l’uomo al centro?

Marco Camisani Calzolari lavora nel mondo digitale da 35 anni ed è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia e Freeman of the City of London.

 

Camisani Calzolari con questo saggio si assume la responsabilità di delineare una prospettiva diversa, un nuovo orizzonte cui sembra essere approdata l’umanità.

È proprio dei pensatori accettare il rischio insito in ogni prospezione verso il futuro e l’Autore sembra raccogliere la sfida.

Scrittura interessante quella di Marco Camisani Calzolari, tuttavia bisogna essere un poco allenati al linguaggio e ragionamento filosofico dell’autorevole accademico.

È un po’ come salire una vetta, occorrono attrezzatura e fiato, resistenza e scarpe adatte. Il paesaggio intorno lascia incantati ma, si rischia di perdere tempo, attardandosi, mentre il giorno trascorre.

Il pamphlet si muove su un progetto di scrittura ben congegnato, dove l’ironia e il sarcasmo non mancano; interessanti i rinvii alla filosofia e alla sociologia.

Per la prima volta nella storia del mondo il solo vivere è produzione di valore. L’uomo ha fatto ingresso nell’era tecno-polare delle piattaforme digitali, vere è proprie super potenze digitali che hanno modificato l’ordine globale costituito; in una parola è <<caduto nella rete, non abitando piú la terra e il cielo, bensí Google Earth e il Cloud>>.

Il saggio, in modo al quanto originale, offre al lettore una opportunità che diviene ben presto una necessità nello specificare quanto l’essere umano abbia bisogno degli oggetti, di solidità, del fare, di legami vis a vis, di erotismo e cioè di poesia evocativa. Oggi, al contrario, tutto è informazione esplicita, pornografia, immaterialità, gioco, esperienza e questo priverebbe l’essere umano di appigli.

L’Autore sembra riflettere sul percorso intrapreso non proprio consapevolmente dall’umanità, che sembra dirigersi verso un’epoca trans e post-umana in cui la vita altro non è che mero scambio di informazioni. L’uomo si libera della propria vincolatezza, della fatticità, che però fa di lui quel che è. Umano viene da humus, quindi dalla terra. La digitalizzazione è un passaggio coerente verso l’abolizione dell’humanum.

Ecco che:

Una volta ridotta a informazioni consumabili, la realtà stessa diventa uniforme.

La realtà quale informazione rientra nell’ambito del to like, non in quello del to love.

Il mi piace inonda il mondo.

La negatività dell’Altro è invece insita in ogni esperienza intensa.

La positività del like trasforma il mondo in un inferno dell’Uguale.

Invece il mondo è «pieno di voci senza suono» gli oggetti, la materia; così come il pensiero analogico a differenza del pensiero digitale si realizza nel silenzio, dell’attenzione, dell’osservazione del tatto con la cosa osservata, l’effetto della “pelle d’oca” è inibito al pensiero digitale che si basa sul baccano informativo sull’incedere di dati e di calcoli algoritmici sul conformismo delle apparenze e, soprattutto non conosce la forza dell’emozione.

Un invito forte viene dal saggio di Camisani Calzolari:

Serve un cyberumanesimo che ci aiuti a tenere sempre l’umanità al centro.

Dobbiamo dominare l’Intelligenza Artificiale e non viceversa.

Il transumanesimo è pericoloso quando si lasciano le macchine a decidere per noi.

L’uomo aumentato sarà la strada da seguire, in cui il digitale intelligente è solo uno strumento che amplifica le capacità umane.

L’idraulico del futuro non deve essere un robot, ma un umano coi superpoteri forniti dalla tecnologia.

Il mondo digitale che dimentica i riti e le consacrazioni, trasforma l’homo faber in homo ludens, che sembra impegnarsi in questo game continuo agevolato dallo smartphone, che consente l’esercizio del culto autoreferenziale e la presunzione di dominare la realtà attraverso l’ipertrofia immediata di informazioni. Il baccano mediatico.

L’Autore si sofferma sul fatto che la rivoluzione della tecnologia e l’era digitale sta portando l’umanità al paradosso di ritrovarsi nel ruolo di semplice istruttrice delle macchine, spesso in modo automatico ed inconsapevole, tanto da ritrovarci nella situazione di macchine esecutrici sempre più autonome.

Tante le domande poste dal saggio: Chi è responsabile quando un algoritmo fallisce? Quanto dovremmo affidarci all’IA per decisioni cruciali? E soprattutto, quali sono le implicazioni per l’essere umano in un mondo sempre più dominato dal digitale?

Per l’Autore, quindi, in questa nuova era, è essenziale un approccio umanistico rinnovato, un Cyberumanesimo che integri l’etica sin dalla fase di progettazione. Dobbiamo reclamare il controllo sulla tecnologia senza perdere di vista i valori umani fondamentali. Il futuro è qui, e dobbiamo plasmarlo in modo responsabile e consapevole, affinché non siano le macchine a decidere per noi.

Questo riportare al centro l’umanità non può non passare dall’educazione digitale, scrive l’autore:

L’educazione digitale diventa quindi fondamentale già dai primi anni di scuola.

Non è sufficiente insegnare ai bambini come utilizzare la tecnologia, ma è necessario far comprendere loro l’importanza dell’uso consapevole e responsabile del digitale.

I bambini devono essere educati a gestire e proteggere le proprie informazioni personali, a capire le potenziali conseguenze delle proprie azioni online, a riconoscere e gestire le situazioni di rischio”.

Leggendo Cyberumanesimo si perviene alla convinzione che, la filosofia non è un riparo, una zona protetta dalle contraddizioni del mondo in cui viviamo e dalle nostre contraddizioni, ma una finestra che si spalanca e dalla quale si guarda fuori, si immagina, si riaprono i giochi con se stessi e con la realtà.

A mio avviso l’autore raggiunge lo scopo di aprire un dibattito, sostenuto da una argomentazione libera e consapevole, genera bivi alternativi al discorso, è non chiude mai un capitolo con una serie di punti facili.

Buona lettura.

 

Vincenzo Candido Renna

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