Benvenuti alla Rubrica “LEGAL THRILLER ETC.” ️♂️⚖️, dove “Law & Popcorn” – Giustizia e Divertimento si fondono!
Nel 2003, l’iconoclasta Pasquale Squitieri, regista noto per il suo cinema di ferrea denuncia e impegno civile, torna dietro la macchina da presa per offrirci un’opera che è tanto un legal drama quanto un ritratto viscerale della Napoli più dolente e marginalizzata.
L’avvocato De Gregorio si pone come un’eco attualizzata del glorioso filone italiano del “cinema a tesi,” quello che non temeva di puntare il dito contro le ingiustizie sociali e le derive del potere.
È un film che, pur nelle sue asperità formali e nella sua cruda onestà, si affida interamente alla potenza scenica e alla titanica interpretazione del suo protagonista, in un ruolo che lo vede emergere letteralmente dal fango della sconfitta personale per affrontare la sua ultima e più significativa battaglia per la giustizia.
Squitieri non cerca mezze misure: ci getta nelle viscere di un’umanità derelitta per farci riscoprire la dignità dove credevamo fosse irrimediabilmente perduta, il tutto orchestrato da una mano registica che privilegia l’urgenza narrativa sulla levigatezza estetica, offrendo allo spettatore una requisitoria popolare dal sapore antico, ma dai temi tristemente moderni.
La pellicola non è solo un resoconto giudiziario; è un viaggio nella coscienza di un uomo che, dopo aver toccato il fondo, accetta la redenzione offertagli da un caso disperato e da un’ambientazione urbana che è essa stessa coprotagonista
Cast
L’intera architettura drammatica de L’avvocato De Gregorio poggia sulle spalle di un interprete d’eccezione, un gigante della scena italiana: Giorgio Albertazzi, qui chiamato a dare corpo e anima a una figura tragica e complessa come quella del protagonista.
Albertazzi, primattore e regista teatrale di statura shakespeariana, è stato storicamente parsimonioso nelle sue apparizioni cinematografiche, riservando alla Settima Arte ruoli rari e spesso intensissimi. In questo film, la sua recitazione si dispiega in una performance magistrale e controcorrente, lontana dalle eleganze di molti suoi trascorsi.
L’attore si cala con impressionante aderenza in un personaggio “incanutito e altero, shakesperiano e sozzo,” come lo definì la critica, esibendo un’espressività fisica e vocale che fa tesoro della sua immensa esperienza teatrale per dare credibilità al relitto umano che si aggira tra i vicoli di Spaccanapoli.
La scelta di Albertazzi, il cui timbro vocale e la cui presenza scenica trascendono il realismo grezzo del contesto napoletano, crea una frizione stilistica voluta da Squitieri, elevando il legal drama a una dimensione quasi epica, a una tragedia della dignità perduta e ritrovata.
Al fianco del protagonista, il film schiera un gruppo di interpreti che rappresentano il meglio della scuola attoriale campana e del cinema d’autore italiano. Anna Tognetti interpreta Nunziatina, la giovane prostituta che innesca la catarsi del protagonista.
La sua performance è misurata e dolente, incarnando la vittima di un sistema sociale e lavorativo spietato.
Un altro volto fondamentale è quello di Gabriele Ferzetti, qui nel ruolo di Alfonso, un personaggio secondario ma significativo. Ferzetti, scomparso nel 2015, è stato un pilastro del cinema e del teatro italiano, con una carriera che spaziava da Antonioni (L’Avventura) a Sergio Leone (C’era una volta il West). La sua partecipazione conferisce autorevolezza al cast di supporto.
Di notevole spessore è anche la presenza di Ernesto Mahieux, attore simbolo di un certo cinema verace e drammatico di matrice partenopea. Mahieux, noto al grande pubblico soprattutto per la sua intensa performance ne L’imbalsamatore (2002) di Matteo Garrone, dona al suo personaggio, Vincenzino, una stratificazione di umanità e marginalità essenziale per il quadro squallido e autentico dipinto dal regista.
Completano il quadro attori di solida formazione teatrale e cinematografica come Ciro Capano (nel ruolo del Pubblico Ministero Foloni, l’unica figura magistratuale disposta a concedere credito a De Gregorio) e Giuseppe De Rosa, che contribuiscono a creare l’atmosfera densa e la coralità tipica delle opere ambientate negli ambienti popolari e giudiziari del Sud Italia.
L’intero cast, insomma, è costruito per sostenere il gigantismo di Albertazzi, fornendo un contrappunto di realismo e autenticità che bilancia l’approccio quasi melodrammatico del protagonista.
La curata scelta dei volti, molti dei quali radicati nel teatro e nel cinema campano, sottolinea l’attenzione di Squitieri verso un racconto intriso di forte localismo, pur trattando temi universali di giustizia e redenzione.
La trama
La narrazione si apre su uno scenario di profonda decadenza umana e professionale.
L’avvocato De Gregorio, un tempo luminare del Foro napoletano, vive ora ai margini della società in uno squallido stanzone di Spaccanapoli, coabitando con i fantasmi di un passato doloroso. Il suo aspetto esteriore è ributtante – barba incolta, abiti logori, sguardo torvo – e riflette la sua condizione interiore.
Trent’anni prima, un gesto disperato, una truffa commessa per poter pagare le cure al figlio malato, lo ha condannato all’emarginazione professionale e a una profonda sfiducia nell’uomo e nella giustizia che un tempo aveva onorato.
Le sue giornate sono scandite da un cinismo autodistruttivo, interrotto solo da qualche patetico e stralunato tentativo di patrocinio per cause minori, come quella di un cocchiere, in cui le sue arringhe sanno già di sconfitta annunciata.
La svolta, il casus belli che innesca la sua redenzione, arriva una notte, in un crescendo drammatico e quasi pittorico.
Nunziatina, una giovane prostituta disperata, bussa alla sua porta in cerca di rifugio e protezione, con il corpo esanime di un uomo accanto, vittima di un’aggressione in strada.
L’incontro, in quel buio, rianima un bocolo di compassione e di faina professionale nel vecchio avvocato.
Quando i carabinieri sopraggiungono, De Gregorio, con la sua abilità dialettica ancora intatta, riesce a gestire la situazione, pur mantenendo il suo distacco cinico.
È il racconto di Nunziatina a scuotere definitivamente l’inerzia del protagonista.
La donna rivela che il suo status di prostituta è conseguenza della morte del marito, un capomastro, la cui caduta fatale da un motorino è stata frettolosamente archiviata come sciagura stradale. De Gregorio, grazie alla sua conoscenza delle dinamiche del Foro e spinto dall’intuizione che il marito sia in realtà morto sul cantiere in un incidente sul lavoro occultato, intravede una possibilità di giustizia.
L’occultamento della verità, orchestrato da una potente società edilizia per evitare il pagamento dell’assicurazione e delle responsabilità, si trasforma nel movente per l’ultima grande battaglia legale dell’avvocato.
La causa diventa un’ossessione, un percorso di risalita etica e professionale che lo costringe a tornare alla vita e alla sua vocazione.
Inizia una meticolosa, quanto difficile, ricerca di prove e testimonianze, scontrandosi con la corruzione e il muro di omertà eretto dalla società edile e da figure colluse.
La ricerca di un testimone chiave lo porta a incontrare il capo-infermiere Salvatore, costretto a una vita agiata ma a un silenzio comprato.
De Gregorio, con la sua inaspettata risolutezza, riesce a penetrare le barriere del silenzio e dell’interesse, portando il caso in tribunale.
Fondamentale in questo percorso è il sostegno, inizialmente cauto ma poi risoluto, del Pubblico Ministero Foloni, l’unica figura istituzionale disposta a dargli credito nella sua battaglia legale, riconoscendo la scintilla di verità che anima la sua indagine.
Il processo si trasforma in una resa dei conti personale e sociale.
De Gregorio, ripreso in mano il fascicolo della sua vita oltre che quello della causa, ritrova in quell’aula la sua dignità, affrontando non solo i difensori della società ma anche i propri demoni.
Il culmine emotivo è raggiunto durante la sua requisitoria finale, un’arringa che è al contempo un atto d’accusa contro i potenti e un grido di riscatto umano, dove l’attore esprime con la sua voce possente il dolore e la ribellione dell’uomo comune calpestato dal sistema, in un passaggio di recitazione shakesperiana che squarcia il velo dell’ipocrisia giudiziaria, affermando che la verità, per quanto dolorosa, è l’unico fondamento della giustizia.
Critica cinematografica
Il film di Pasquale Squitieri si inserisce pienamente nel solco del “legal drama” all’italiana, ma lo fa con una cifra stilistica riconoscibile e spesso controversa.
La critica italiana ha accolto L’avvocato De Gregorio con un dibattito acceso, dividendosi tra chi ne ha lodato l’impeto civile e l’urgenza tematica e chi ne ha sottolineato le asperità formali e la tendenza a un didascalismo talvolta eccessivo.
La coerenza tematica e stilistica di Squitieri, tuttavia, è stata universalmente riconosciuta.
Fabio Ferzetti, su Il Messaggero, non ha mancato di evidenziare il tono della regia e la centralità dell’interprete, affermando che: «Ruolo maiuscolo per Giorgio Albertazzi diretto da Pasquale Squitieri, un regista che con le maiuscole va a nozze. ‘L’avvocato De Gregorio’ è un relitto del Foro napoletano che risale la china battendosi ostinatamente per far luce su un oscuro incidente sul lavoro. Grandangoli, dettagli sgradevoli, tirate all’antica: Squitieri non si nega nulla. Ma l’impeto e l’urgenza di questa requisitoria populista testimoniano un disagio e una ribellione insoliti».
Questa citazione cattura perfettamente il cuore del dibattito: l’eccesso retorico di Squitieri, tipico del suo cinema di denuncia, è qui redento e reso efficace dall’urgenza della storia e dalla performance titanica di Albertazzi.
Inoltre, il film è stato spesso inquadrato come una sorta di «Sorta di Verdetto alla napoletana», un riferimento all’opera capolavoro di Sidney Lumet, The Verdict, per via del tema centrale della redenzione di un avvocato caduto in disgrazia attraverso una causa moralmente cruciale.
Tuttavia, se il modello americano si concentra sul dramma psicologico e procedurale, Squitieri cala la storia in un contesto di denuncia sociale più ruvido e meno patinato.
Silvio Danese, scrivendo su Il Giorno, ha concentrato la sua attenzione proprio sulla prova attoriale, confermando che la presenza di Albertazzi è l’elemento di maggiore attrazione e validità cinematografica: «Il finale, col discorso esortativo in tribunale, rivela un eccesso di fiducia, come succede in certe fiction televisive o nel court-movie americano. Ma la prova di Albertazzi, incanutito e altero, shakesperiano e sozzo, vale il biglietto. Che grande attore».
La sua analisi tocca il nervo scoperto del film: il finale, pur potente nel suo intento catartico, rischia di sfociare in una semplificazione melodrammatica, un difetto spesso imputato al “cinema a tesi” che privilegia la morale sull’ambiguità.
Aldo Fittante, su Film Tv, ha criticato il contesto in cui l’opera si svolge, parlando di «Un una Napoli che stenta a credere del 2003», suggerendo che l’ambientazione e la messa in scena di Squitieri sembrassero anacronistiche, come se il regista fosse rimasto ancorato a un’estetica visiva e narrativa dei decenni precedenti.
Questa rozzezza, definita da alcuni critici come «rozzezza di un montaggio dozzinale e l’efferatezza di primi piani non di rado fastidiosi se non volgari», da altri è stata invece vista come coerenza stilistica di un “grande artigiano” che non ha mai tradito la sua visione cruda e diretta.
In sintesi, la critica ha riconosciuto l’onestà e l’impeto di Squitieri nel portare sullo schermo un tema di scottante attualità, la lotta contro la corruzione e l’indifferenza, ma ha espresso riserve sulla sua messa in scena, giudicata talvolta pedante, didascalica e tecnicamente modesta.
Il consenso unanime, tuttavia, è stato rivolto all’interpretazione monumentale di Giorgio Albertazzi, che da solo giustifica la visione del film, erigendo il suo personaggio a simbolo di una ribellione contro il destino e l’ingiustizia.
La valutazione finale
Considerando la valutazione media fornita dalle principali piattaforme e dizionari cinematografici italiani, che si attesta su un livello di gradimento nettamente positivo (ad esempio, MYmovies.it gli assegna un MYmonetro di 2,50 su 3), si può stabilire una valutazione media in stelle di ⭐️⭐️⭐️⭐️ su 5.
Questa valutazione di quattro stelle su cinque, che segnala un’opera di pregio e di rilevante impatto, è pienamente motivata dalla forza morale e dalla prestazione attoriale che il film offre. L’avvocato De Gregorio non è un film perfetto.
La regia di Pasquale Squitieri, pur incisiva e dotata di un lodevole rigore etico, presenta, come notato dalla critica, delle ruvidezze tecniche che possono apparire datate o eccessivamente melodrammatiche, specialmente nelle sequenze più apertamente “a tesi” o nel finale di tribunale che si concede a un ottimismo narrativo forse troppo risolutivo. Tuttavia, i difetti formali sono completamente sovrastati e messi in ombra dall’immensa statura di Giorgio Albertazzi.
La sua interpretazione è un monumento al teatro che incontra il cinema, un’esplosione di pathos e di intelletto che dona spessore a ogni singola inquadratura. Albertazzi non si limita a interpretare un personaggio; lo incarna con una profondità emotiva che rende credibile e commovente l’intero percorso di redenzione.
Il film recupera la tradizione del cinema d’impegno civile, portando sul grande schermo una Napoli livida e autentica, dove la giustizia è una chimera e la dignità un lusso per pochi.
La pellicola, dunque, merita un’alta valutazione non tanto per l’innovazione stilistica, quanto per il suo valore intrinseco come atto di denuncia sociale e per il suo essere l’ultima grande prova cinematografica di un attore destinato a rimanere nella storia dello spettacolo italiano.
È un’opera consigliata a chi cerca un legal drama di cuore, dove l’etica del racconto prevale sull’estetica della forma.
P.S. Dove vederlo legalmente in streaming? Il film è facilmente accessibile in streaming legale completo in italiano tramite diverse piattaforme, tra cui Amazon Prime Video, NOW, Chili, TIMVISION, Rakuten TV, Sky on Demand, Google Play, Microsoft Store, iTunes e PlayStation Store. Ogni piattaforma offre opzioni diverse, tra cui abbonamento, noleggio o acquisto, con prezzi variabili per le versioni SD, HD e 4K. Inoltre, è possibile scegliere tra audio e sottotitoli in italiano (ITA) e inglese (ENG) per una migliore esperienza di visione.
