IL TERZO OMICIDIO – Legal thriller Etc.

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Il Terzo Omicidio: Quando Kore-eda Gioca a Fare il Detective della Verità

Hirokazu Kore-eda è un regista che solitamente ci ha abituati alle delicate dinamiche familiari, a quei legami di sangue o d’elezione che profumano di vita quotidiana e piccoli gesti.

Con Il Terzo Omicidio, presentato in concorso alla 74ª Mostra del Cinema di Venezia, il maestro giapponese decide di sterzare bruscamente verso i territori del legal thriller.

Non aspettatevi però un rassicurante episodio di Law & Order in salsa nipponica.

Qui la giustizia è un labirinto di specchi dove la verità è l’unica vera vittima.

Il film si presenta come una riflessione filosofica travestita da poliziesco, un’opera che interroga lo spettatore sulla natura del giudizio umano e sulla fallibilità delle prove.

È un’incursione affascinante e rigorosa in un genere classico, smontato pezzo dopo pezzo per rivelare l’anima tormentata di una società che preferisce una condanna rapida a una verità scomoda.

 

Un Cast di Giganti tra Silenzi e Sguardi Penetranti

Il cuore pulsante di questa pellicola risiede nello scontro psicologico tra due dei più grandi attori del cinema asiatico contemporaneo.

Masaharu Fukuyama interpreta Shigemori, l’avvocato d’ufficio cinico e pragmatico.

Fukuyama non è solo una star della musica pop giapponese, ma un attore feticcio per Kore-eda, avendo già dato prova della sua immensa bravura in Father and Son.

La sua bellezza algida e la sua recitazione controllata rendono Shigemori il perfetto rappresentante di un sistema legale che non cerca la verità, ma solo una strategia processuale vincente.

Dall’altra parte del vetro rinforzato troviamo il leggendario Kōji Yakusho nel ruolo del carismatico e ambiguo Misumi.

Yakusho è un attore dalla versatilità sconvolgente, capace di passare dal ruolo del detective tormentato in Cure di Kiyoshi Kurosawa al candore malinconico di Perfect Days di Wim Wenders, per cui ha vinto la Palma d’oro a Cannes.

In questo film, Yakusho offre una performance monumentale, costruita su sorrisi criptici e improvvisi mutamenti d’umore che destabilizzano non solo il suo avvocato, ma l’intero pubblico.

Accanto a loro brilla la giovane e talentuosa Suzu Hirose, che interpreta Sakie, la figlia della vittima.

Hirose era già stata scoperta dal regista nel meraviglioso Our Little Sister, dove incarnava la freschezza della giovinezza.

Qui, invece, il suo volto diventa una maschera di sofferenza e segreti inconfessabili, un elemento chiave che sposta continuamente il baricentro emotivo della storia.

Il cast di contorno non è da meno, con caratteristi di lungo corso come Isao Hashizume, che interpreta il padre di Shigemori, un vecchio giudice in pensione che porta con sé il peso di un passato giudiziario ambiguo.

La chimica tra questi attori crea una tensione palpabile, dove ogni parola non detta pesa quanto una prova schiacciante, trasformando le lunghe sequenze di colloquio in prigione in veri e propri duelli metafisici.

 

Una Trama Intricata nel Labirinto delle Bugie

La vicenda prende il via con un’immagine brutale e visivamente ipnotica: un uomo colpisce un altro alla testa su una sponda buia di un fiume, ne brucia il corpo e ruba il portafoglio.

L’assassino è Misumi, un uomo che ha già scontato trent’anni di carcere per un duplice omicidio commesso in gioventù.

La colpevolezza sembra fuori discussione, dato che l’uomo confessa immediatamente il delitto.

Il caso viene affidato a Shigemori, un avvocato che crede fermamente che il suo compito non sia scoprire cosa sia successo davvero, ma limitarsi a evitare la pena di morte per il suo assistito.

Tuttavia, man mano che Shigemori scava nel passato di Misumi e della vittima, un ricco proprietario di una fabbrica alimentare, le certezze iniziano a vacillare.

Misumi cambia continuamente versione dei fatti, dichiarando prima di aver ucciso per rancore, poi per soldi, infine suggerendo di non essere stato lui.

Durante uno dei momenti più intensi, Misumi guarda fisso negli occhi Shigemori e sussurra: “La verità è un lusso che nessuno qui può permettersi”.

Shigemori inizia a frequentare la famiglia della vittima e incontra Sakie, la giovane figlia che zoppica vistosamente e che sembra nascondere un legame profondo e misterioso con l’assassino.

In un’aula di tribunale che sembra un teatro dell’assurdo, l’avvocato esclama frustrato: “Non mi interessa sapere se l’hai fatto, mi interessa sapere perché continui a mentire!”.

La narrazione si sposta dall’indagine poliziesca a un’indagine sull’anima, esplorando la possibilità che Misumi abbia ucciso per proteggere qualcuno o che stia semplicemente manipolando il sistema per evidenziarne le lacune.

Ogni nuova prova scoperta dal team legale non fa che rendere il quadro più sfocato.

Il film segue questo percorso tortuoso dove il concetto di “terzo omicidio” non si riferisce solo all’atto fisico, ma alla condanna inflitta da un sistema giudiziario che preferisce chiudere un caso piuttosto che comprendere l’oscurità del cuore umano.

 

Dietro le Quinte: Estetica e Filosofia di una Produzione Rigorosa

La produzione de Il Terzo Omicidio segna una rottura tecnica significativa per Kore-eda.

Per la prima volta, il regista abbandona il formato standard per abbracciare il Cinemascope 2.35:1, una scelta che gli permette di inquadrare i volti dei protagonisti con una profondità e una solennità quasi bergmaniana.

La fotografia di Mikiya Takimoto, che aveva già collaborato con il regista in Father and Son, gioca costantemente con i riflessi sui vetri delle sale colloqui.

In molte scene, i volti di Shigemori e Misumi si sovrappongono sulla superficie trasparente, suggerendo una fusione identitaria tra l’uomo di legge e il criminale.

Le musiche, affidate al compositore italiano Ludovico Einaudi, aggiungono uno strato di malinconia universale alla vicenda.

Il minimalismo di Einaudi accompagna perfettamente i momenti di riflessione solitaria di Shigemori, sottolineando il senso di isolamento che deriva dal cercare la verità in un mondo che si accontenta delle apparenze.

Kore-eda ha dichiarato di aver passato mesi a intervistare avvocati e magistrati per rendere il processo il più realistico possibile, scoprendo che nel sistema giapponese la percentuale di condanne è vicina al 99%.

Questo dato agghiacciante permea l’intera pellicola, trasformando il film in una critica sottile ma feroce a una società che richiede sacrifici rituali per mantenere l’ordine sociale.

La cura dei dettagli è maniacale: dalla disposizione dei faldoni negli uffici legali alla ricostruzione della fabbrica di miso dove lavorava la vittima, ogni elemento scenografico contribuisce a creare un’atmosfera opprimente e burocratica, in netto contrasto con l’impalpabilità delle bugie di Misumi.

 

Lo Sguardo dei Critici: Un Verdetto di Alta Classe

La critica cinematografica italiana ha accolto il film con grande rispetto, sottolineando la capacità di Kore-eda di rinnovarsi senza tradire la sua poetica.

Fabio Ferzetti, scrivendo per Il Messaggero, ha osservato con acume: “Kore-eda abbandona le tinte pastello del melodramma familiare per immergersi nelle ombre di un noir processuale che ricorda i grandi interrogativi di Kurosawa”.

È un paragone che molti hanno sollevato, citando spesso Rashomon per la gestione delle molteplici verità.

Su Comingsoon.it, Federico Gironi ha espresso un giudizio lusinghiero sull’interpretazione dei protagonisti, affermando che “lo scontro tra Fukuyama e Yakusho è una danza ipnotica che tiene incollati alla poltrona, un corpo a corpo fatto di parole e silenzi devastanti”.

Anche il celebre critico Paolo Mereghetti, dalle colonne del Corriere della Sera, ha lodato la struttura formale della pellicola, notando come “il regista utilizzi il formato panoramico non per mostrare paesaggi, ma per esplorare le geografie interiori di uomini che hanno smarrito la bussola morale”.

Nonostante la lentezza tipica del cinema d’autore nipponico, la critica ha riconosciuto nel film un ritmo interno serratissimo.

Su Mymovies, Giancarlo Zappoli ha evidenziato come il film sia “una riflessione lucida sulla giustizia come costruzione sociale e non come valore assoluto, un’opera che interroga lo spettatore ben oltre la fine dei titoli di coda”.

Queste analisi convergono nel definire l’opera non solo come un ottimo thriller, ma come un saggio cinematografico sulla cecità umana, dove la macchina da presa diventa l’unico strumento capace di intravedere, se non la verità, almeno il mistero che ci avvolge.

 

Valutazione Finale: Una Sentenza Inappellabile

Il voto medio assegnato dai principali portali di critica cinematografica, tra cui Rotten Tomatoes, Metacritic e gli aggregatori italiani, si attesta su una solida media di 4 stelle su 5.

Questa valutazione riflette l’eccellenza formale e narrativa del film, pur riconoscendo che la sua natura volutamente ambigua potrebbe lasciare una parte del pubblico generalista con un senso di insoddisfazione.

Il Terzo Omicidio è un film che richiede pazienza e partecipazione attiva.

La motivazione di questo punteggio elevato risiede nella straordinaria regia di Kore-eda, capace di trasformare un genere codificato in una meditazione profonda sul destino e sul caso.

La performance di Kōji Yakusho, da sola, varrebbe la visione del film, ma è l’intero apparato visivo e sonoro a elevare la pellicola sopra la media delle produzioni internazionali.

È un film che non offre risposte facili né catarsi rassicuranti.

Se cercate un colpevole certo e una risoluzione lineare, potreste trovarvi smarriti.

Se invece cercate un’opera che stimoli il pensiero e che rimanga impressa per la sua eleganza visiva, questo è un capolavoro imperdibile.

La giustizia, suggerisce Kore-eda, è un’invenzione degli uomini per dormire meglio la notte, ma la verità rimane qualcosa di selvaggio e inafferrabile.

 

P.S. Dove vederlo legalmente in streaming? Il film è facilmente accessibile in streaming legale completo in italiano tramite diverse piattaforme, tra cui Amazon Prime Video, NOW, Chili, TIMVISION, Rakuten TV, Sky on Demand, Google Play, Microsoft Store, iTunes e PlayStation Store. Ogni piattaforma offre opzioni diverse, tra cui abbonamento, noleggio o acquisto, con prezzi variabili per le versioni SD, HD e 4K. Inoltre, è possibile scegliere tra audio e sottotitoli in italiano (ITA) e inglese (ENG) per una migliore esperienza di visione.

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