Accordi di composizione della crisi, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio

La Legge n. 3/2012 consente la gestione della crisi da sovra indebitamento prospettando istituti giuridici, che grazie ai loro diversi ambiti di applicazione, permettono la risoluzione di specifiche criticità legate alla gestione delle posizioni debitorie.

Lo studio avendo gestito numerose procedure, ha maturato competenze specifiche che hanno permesso di ottenere significativi abbattimenti del debito consolidato(fino all’80%). Gli ambiti di applicazione della  misura possono interessare sia soggetti titolari di partita iva, sia soggetti intesi quali consumatori finali.

Il piano del consumatore, permette attraverso il deposito di una proposta ai creditori, la falcidia nonché lo stralcio parziale dei debiti, favorendo quindi il ripristino delle condizioni soggettive ed oggettive del debitore, incolpevole di aver assunto passività sproporzionate ed inconsapevoli rispetto alle proprie capacità reddituali.

In tal senso il Legislatore ha voluto snellire e quindi favorire il risanamento, celere e sintetico, del soggetto fortemente indebitato offrendo quindi concretamente un’opportunità di riscatto e ripresa.

Si segnala che la novità caratteristica del piano del consumatore, è  quella di offrire la possibilità al consumatore finale, di usufruire di istituti giuridiciche prima erano solo riservati a soggetti titolare di partita IVA. L’estensione quindi per analogia, di allargare la cerchia di potenziali soggetti diversi dall’impresa, ha sortito un forte apprezzamento da parte di famiglie e singoli individui, avendo offerto uno strumento risolutivo, in grado di definire in tempi ristretti complesse e numerose esposizioni debitorie.

Del medesimo spirito sono interessate la procedura della composizione della crisi e della liquidazione del patrimonio. Quest’ultimo istituto è particolarmente preferito, qualora in assenza di opportune garanzie e capacità reddituali, un soddisfo integrale/parziale sarebbe raggiungibile con l’alienazione dello stock immobiliare presente nella sfera patrimoniale del debitore.

Tale ipotesi si configura concretamente qualora la proposta formulata nell’interno del piano, risulta essere inferiore al valore ottenibile dai creditori in sede di realizzo dall’alienazione dei beni immobili. Ciò implica che, in presenza di beni immobili la proposta sia pari almeno al valore di realizzo degli stessi.

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